Contributi a fondo perduto anche agli agenti del commercio e rinvio delle tasse per i professionisti che hanno registrato un calo rilevante del fatturato. Sono questi i cardini del decreto Ristori quater approvato dal Governo per sostenere le attività economiche colpite dalla crisi Covid-19 e per venire incontro a chi è rimasto escluso dai primi tre decreti Ristori. 

Cosa prevede il decreto Ristori quater

Con i decreti Ristori Uno (dl 137-2020), Ristori bis (dl 149-2020), Ristori ter (dl 154-2020) e Ristori quater il Governo ha progressivamente ampliato la platea dei beneficiari dei contributi a fondo perduto destinati alle categorie più colpite dalle restrizioni imposte per frenare l'aumento dei contagi.

Ristori e partite IVA: chi può accedere ai contributi a fondo perduto?

Nell'allegato 1 del dl Ristori bis sono inclusi una serie di codici Ateco che interessano direttamente i lavoratori autonomi e le partite IVA, tra cui: fotoreporter, guide turistiche e alpine, wedding planner, traduttori e interpreti.

Per accedere ai contributi bisogna rispettare due condizioni: l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 deve essere inferiore ai due terzi dell'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019; la partita IVA deve essere aperta prima del 25 ottobre 2020. 

Tuttavia non è previsto nessun vincolo di fatturato per coloro che hanno attivato la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019.

A questi si aggiungono anche i codici Ateco presenti nell'allegato 2 del dl Ristori 2 - fra cui operatori olistici, tatuatori e ambulanti - e quelli previsti dal decreto Ristori quater, che include tra i beneficiari anche agenti e rappresentanti del commercio.

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Ristori quater: rinvio delle tasse per i professionisti

Con il decreto Ristori quater i professionisti vedono anche prorogare dal 30 novembre al 10 dicembre il termine per il versamento del secondo acconto di Irpef, Ires e Irap.

La proroga è estesa al 30 aprile per i soggetti con un fatturato non superiore a 50 milioni di euro nel 2019 e che hanno registrato un calo del 33% del fatturato nei primi sei mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

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