Buone notizie per le imprese che operano all’estero. La legge di Bilancio 2021 rifinanzia infatti con oltre 1,5 miliardi il Fondo SIMEST per l’internazionalizzazione (inclusa la componente per il fondo perduto) ed estende al 30 giugno l'esenzione sulle garanzie da prestare. Allarme invece dell’agroalimentare sulla modifica della normativa sull’Italian sounding, che non includerebbe più la “falsa evocazione dell'origine italiana di prodotti”. 

Cosa prevede la Legge di Bilancio 2021?

Con la domanda estera che continua a rappresentare una delle componenti più dinamiche per la crescita del Pil italiano, non sorprende che nella Manovra 2021 trovino posto 1,55 miliardi di euro per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese.

Del resto la volontà del Governo di puntare sull’internazionalizzazione era stata espressa nelle scorse settimane dallo stesso ministro degli esteri, Luigi Di Maio. Già a metà ottobre, infatti, il titolare della Farnesina aveva affermato che “la grande sfida” della legge di Bilancio era appunto quella di “rendere strutturali gli interventi fatti nell’emergenza Covid” sul fronte dell’internazionalizzazione.

Nessuna sorpresa, dunque, per il rifinanziamento del Fondo SIMEST per l’internazionalizzazione delle imprese che anche nel 2021 continuerà a mantenere più o meno lo stesso schema di gioco varato quest’anno per affrontare la crisi economica causata dal Covid e cioè: una parte del finanziamento a fondo perduto (e che quindi non va restituito) e l’esenzione dalle garanzie.

Suscita invece preoccupazione la misura prevista dalla manovra 2021 all’art. 23 a sostegno dell’export e che interessa il contrasto all’Italian sounding. “All'interno del codice della proprietà industriale - spiega infatti la relazione illustrativa della legge di bilancio - scompare la definizione delle pratiche di Italian sounding come pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell'origine italiana di prodotti”. Un cambiamento non di poco conto per una parte del Made in Italy - soprattutto l’agroalimentare - tanto da spingere la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, a chiedere “chiarimenti”.  

1,5 miliardi per i finanziamenti agevolati di SIMEST

Nel testo licenziato il 16 novembre dal Consiglio dei ministri (CDM) trovano posto, quindi, 1,55 miliardi di euro che assicurano anche per il 2021 il funzionamento del Fondo SIMEST, nella sua versione anti-Covid.

Un’ottima notizia insomma per le imprese che dal 21 ottobre non avevano più potuto presentare domande al Fondo, a causa dell'esaurimento delle risorse.

Più nello specifico, parliamo di 1.085 milioni di euro per il rifinanziamento del Fondo 394-81 e di 465 milioni per il Fondo per la promozione integrata istituito dal Cura Italia e che assicura la quota a fondo perduto dei finanziamenti concessi da SIMEST, per un totale appunto di 1,55 miliardi.

Se, in termini di risorse, la parte del leone la fa sicuramente l’anno 2021, i due Fondi (il 394-81 e quello per la promozione integrata) vengono finanziati anche per il 2022 e il 2023 rispettivamente con:

  • 140 milioni di euro per ciascuno dei due anni, nel caso del Fondo SIMEST;
  • 60 milioni di euro per quanto riguarda, invece, il Fondo per la promozione integrata (sempre per ciascuno degli anni 2022 e 2023).

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Niente garanzie sui finanziamenti SIMEST fino a fine giugno

Dato il successo raccolto in questi mesi dal Fondo grazie al restyling per affrontare meglio la crisi causata dal Covid, con la legge di Bilancio il governo ha deciso di estendere anche al prossimo anno le sua modalità di funzionamento.

Oltre a rifinanziarlo, pertanto, la Manovra proroga anche al 30 giugno 2021 l’esenzione sulla prestazione delle garanzie, che prima del Covid dovranno essere prestate per poter ottenere i finanziamenti agevolati di SIMEST. 

Davanti alla pandemia, invece, il governo aveva stabilito che per tutto il 2020 le aziende che si rivolgevano a SIMEST non dovevano più prestare garanzie, facilitando ed aumentando di molto l’accesso al Fondo. Un elemento che si è rivelato vincente e che pertanto adesso, con la nuova legge di Bilancio, Palazzo Chigi ha deciso di estendere fino alla fine di giugno 2021.

Contributi alle associazioni di categoria contro l’Italian sounding

Come anticipato, la legge di Bilancio 2021 mette mano anche alle misure per contrastare il fenomeno dell’Italian sounding e tutelare i marchi italiani all’estero, operando essenzialmente in tre modi.

Anzitutto il testo abroga i fondi previsti dal decreto Crescita per i consorzi per la tutela dei prodotti di origine italiana contro fenomeni legati all’Italian sounding, e che non è mai partita.

In secondo luogo la nuova Manovra stanzia risorse per un’altra misura prevista sempre dal decreto Crescita contro il fenomeno dell’Italian sounding, questa volta in capo alle associazioni di categoria per sostenere la promozione all’estero di marchi collettivi o di certificazione volontari italiani. L’agevolazione adesso, infatti, “è concessa nella misura massima di euro 1 milione per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e di 2,5 milioni di euro a decorrere dal 2021”.

In terzo luogo, infine, il testo modifica la normativa sull’Italian sounding, suscitando grande preoccupazione nel mondo dell'agroalimentare, tanto che sul tema interviene anche la ministra Teresa Bellanova.

“All'interno del codice della proprietà industriale - illustra infatti la relazione che accompagna il testo in esame alla Camera - scompare la definizione delle pratiche di Italian Sounding come pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell'origine italiana di prodotti. Viene quindi eliminato il riferimento all’attività di contrasto alla falsa evocazione dell’origine italiana (dei prodotti) nell’ambito delle competenze del Consiglio nazionale anticontraffazione, dalla cui denominazione scompare pertanto il richiamo all'Italian Sounding”.

Un duro colpo per il food and beverage italiano che ogni anno, proprio a causa di questo tipo di pratiche, perde miliardi di euro a vantaggio di prodotti stranieri che sfruttando il brand “Italia” sottraggono clienti ai veri prodotti italiani. 

Per questo il 22 novembre la ministra Bellanova ha inviato una lettera al titolare del MISE, sollecitando di arrivare "presto" ad un chiarimento "circa la portata e la finalità della modifica contenuta nell'articolo 23 del ddl di bilancio e, se necessario, condividere ed apporre gli eventuali correttivi". 

Cristina Petrachi