Stando ai primi documenti che circolano sulla Manovra 2021, i fondi per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese dovrebbero aggirarsi su 1,5 miliardi di euro. Risorse importanti che sembrerebbero confermare la volontà del ministro Di Maio di rendere strutturali le risorse stanziate in questi mesi per l’export, a partire dal Fondo 394-81.

Con la domanda estera che continua a rappresentare una delle componenti più dinamiche per la crescita del Pil italiano, non sorprende che, nei primi documenti sulla Manovra 2021, le risorse per l’internazionalizzazione sembrerebbero aggirarsi su 1,5 miliardi di euro.

Del resto la volontà del governo di puntare sull’internazionalizzazione era stata espressa nelle scorse settimane dallo stesso ministro degli esteri, Luigi Di Maio.

Meno di 10 giorni fa, infatti, il titolare della Farnesina aveva affermato come “la grande sfida che adesso abbiamo nella legge di Bilancio, in cui ci saranno anche i fondi del Recovery, è rendere strutturali gli interventi fatti nell’emergenza Covid” sul fronte dell’internazionalizzazione.

Cosa è stato fatto finora per sostenere l’internazionalizzazione durante il Covid

Ripercorrendo le azioni messe in campo in questi mesi dal governo per sostenere la proiezione delle nostre imprese sui mercati internazionali, salta subito all’occhio che la parte del leone è stata rappresentata dal potenziamento del Fondo 394-81.

Si tratta del Fondo gestito da SIMEST che eroga finanziamenti agevolati per sette attività di internazionalizzazione (fiere, e-commerce, patrimonializzazione, inserimento sui mercati esteri, Temporary Export Manager, studi di fattibilità e programmi di assistenza tecnica). 

Per affrontare l'emergenza economica causata dal Covid, infatti, il Fondo è stato rafforzato sia in termini di dotazione, sia di operatività, eliminando l’obbligo di garanzie per la richiesta del finanziamento e prevedendo una componente a fondo perduto al 50%, oltre a massimali più alti.

Novità rilevanti, tanto che davanti ad uno stanziamento di 1,3 miliardi, ha comunicato nelle settimane passate il presidente di SIMEST Pasquale Salzano, le richieste finora presentate al Fondo valgono 3,1 miliardi di euro. Notizia che ha subito suscitato la richiesta delle imprese di rifinanziare adeguatamente il Fondo che evidentemente, durante il Covid, è stato percepito dagli imprenditori come una delle armi migliori per sostenere le proprie attività di export. 

La prova risiede anche in quell’85% di imprese che, in questi mesi, hanno fatto domanda al Fondo per la prima volta. Un dato più che interessante, considerando che finora uno dei problemi strutturali del Fondo era stata proprio la difficoltà di ampliare la platea di aziende che si rivolgevano a SIMEST.

Verosimilmente, quindi, di quell’1,5 miliardi di euro che dovrebbero trovare posto nella prossima Finanziaria, molte delle risorse potrebbero andare proprio al rifinanziamento del Fondo 394.

Oltre al Fondo SIMEST, nei vari decreti anti-Covid è stato previsto anche il finanziamento di un Fondo per la promozione integrata con cui l’ICE e la Farnesina stanno realizzando diverse iniziative per promuovere il Made in Italy in giro per il mondo.

Infine ci sono le novità previste dal decreto Liquidità che messo in piedi un sistema di co-assicurazione SACE-Stato in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di SACE sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export.