Cristina Petrachi

Slitta al 15 novembre la chiusura della consultazione sulla revisione della politica commerciale europea. L'annuncio oggi da parte dei rappresentanti UE, durante l'incontro digitale con gli stakeholder del nord Italia.

UE: al via la consultazione sulla revisione della politica commerciale

Le imprese hanno due mesi di tempo in più per partecipare alla consultazione sulla nuova politica commerciale dell’UE, lanciata a giugno dalla Commissione. Un'opportunità preziosa per gli stakeholder italiani che possono far valere a Bruxelles le proprie posizioni e tutelare meglio i propri interessi.

Oggi più che mai, infatti, avere una forte politica commerciale esterna è fondamentale per operare sui mercati dei paesi terzi.

Quotidianamente, infatti, le aziende si scontrano con pratiche di concorrenza sleale o furti della proprietà intellettuale, ricorda Roberto Snaidero, past President di FederlegnoArredo e membro del board di EFIC (European Furniture Industry Confederation), intervenendo alla digital conference “Trade Policy Review” promossa dalla Commissione europeain Italia.

Tutte aree di cui si occupa la politica commerciale europea e per la quale è adesso giunto il momento di subire un restyling profondo.

Perchè Bruxelles vuole cambiare la politica commerciale europea

Rispetto all'ultima comunicazione sulla politica commerciale del 2015, il mondo è molto cambiato, ricorda infatti Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.

In questi anni le tensioni commerciali sono aumentate, il WTO è entrato in una crisi profonda e c’e stata la Brexit, i cui esiti non sono affatto scontati. E infine è arrivato il Covid che, come uno tsunami, ha stravolto le dinamiche del commercio internazionale, in qualche caso in modo irreversibile, e causato una profonda crisi economica anche in Italia, come confermano i dati citati da Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia.

Il Covid infatti ha avuto un impatto enorme sul nostro tessuto produttivo, con oltre 780mila aziende (il 60% del totale) che nei prossimi mesi prevedono di avere crisi di liquidità. Ad essere più colpite - spiega Gelli - sono state soprattutto le imprese più piccole. Le aziende che invece operavano già all’estero e che avevano avviato strategie stabili di digitalizzazione, hanno dimostrato di avere una situazione finanziaria più solida rispetto alle altre.

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In questo contesto, quindi, l’Unione europea ha sentito il bisogno di rafforzare gli strumenti che aiutano le imprese a operare nei paesi terzi, rispondendo a sfide non più procrastinabili (come la concorrenza sleale, il protezionismo oppure i furti nei campo della proprietà intellettuale, tanto per citarne alcuni), ma anche mettendo in campo strumenti per uscire dalla crisi economica.

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Ma Bruxelles non vuole procedere con la revisione di una politica così importante all’interno dei palazzi, lontano dalle imprese, cioè da quelli che saranno i diretti destinatari - e si spera beneficiari - della nuova politica.

Per questo in tutta Europa si stanno tenendo incontri, come la digital conference di oggi, per illustrare i contenuti della consultazione.

“Avere la possibilità di esprimere un punto di vista su una politica comunitaria, è un’occasione che non si ripete tantissime volte”, spiega infatti Leopoldo Rubinacci, Direttore per la Difesa Commerciale della DG TRADE della Commissione. Questo vale ancora di più se si considera la rilevanza della politica commerciale per lo sviluppo economico delle imprese, ma anche per la natura stessa di questa politica. Sempre Rubinacci, infatti, ricorda come il commercio esterno sia una competenza esclusiva dell’Unione e pertanto una di quelle occasioni che ci permette, come europei, di parlare al resto del mondo con un'unica voce, contando molto di più.

Sarebbe pertanto assurdo se le imprese italiane non cogliessero al volo questa opportunità, evitando di lasciare ad altri (incluse le imprese degli altri paesi UE) l’occasione di incidere sulla nuova politica.

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Come dovrebbe essere la nuova politica commerciale dell'UE

Le sei aree tematiche su cui si articola la consultazione, danno un po il polso su dove andrà la nuova politica commerciale.

Si comincia con la “resilienza dell’economia europea”, per fare in modo che in futuro le nostre catene del valore siano in grado di resistere a qualsiasi urto, evitando il ripetersi di quanto accaduto all'inizio della pandemia, quindi mascherine e ventilatori polmonari erano introvabili. Un asset fondamentale, insomma, per la stessa sicurezza dell’Unione, dei suoi cittadini e delle sue imprese. 

C’è poi il tema del sostegno della ripresa economica, contrastando anche il pericoloso aumento del protezionismo o di pratiche di concorrenza sleale. Di particolare importanza sarà anche la riforma del WTO, in modo da avere una sede in cui risolvere serenamente le divergenze che emergono tra stati.

Un’attenzione specifica sarà attribuita all'internazionalizzazione delle PMI, spina dorsale del tessuto produttivo italiano ed  europeo.

Ci sono poi i temi, ormai indissolubilmente intrecciati con il commercio internazionale, della transizione green e di quella digitale (rispettivamente il quarto e il quinto punto della consultazione). 

E infine c’è il nodo irrinunciabile del Level Playing Field, cioè la messa a punto di un campo di gioco leale, dove non ci sia spazio per distorsioni della concorrenza oppure pratiche commerciali sleali e lesive dei nostri interessi.

Queste, dunque, le tematiche della consultazione. Come poi saranno tradotte e messe in pratica è un lavoro ancora in fieri. Tre valutazioni interessanti vengono proposte da Carlo Altomonte, Professore della Bocconi & Senior Research Associate dell’ISPI, intervenuto nel corso della conferenza. Secondo il professore della Bocconi, infatti, la nuova politica commerciale dovrà:

  • Continuare a promuovere i FTA, perché sono strumenti in cui l’UE riesce a mettere dentro le proprie esigenze;
  • Lavorare alla riforma del WTO, prendendo atto però che il multilateralismo non è un elemento dato, ma che bisogna invece essere più assertivi;
  • Introdurre la carbon tax alle nostre frontiere, se vogliamo garantire un piano di gioco paritario alle nostre imprese, quando attueremo il green deal.

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La chiave del digitale

Tra i cambiamenti irreversibili causati dalla pandemia c’è sicuramente la rilevanza giocata dal digitale per lo sviluppo delle imprese, soprattutto se vogliono operare all’estero.

A confermare questo mega trend, una voce di tutto rispetto. Quella del Presidente dell’ICE, Carlo Ferro, anch’egli intervento alla conferenza. Ferro infatti, inserisce l'e commerce tra i quattro mega trend che nei prossimi anni influenzeranno le strategie di internazionalizzazione. A questi si aggiungono:

  • Uno spostamento sempre più marcato dell’asse del mondo ad oriente;
  • Un cambiamento della domanda che in molti paesi dovrebbe orientarsi sempre più sull’importanza di elementi come la qualità e la sostenibilità;
  • Il nuovo e rinvigorito ruolo dell’UE che ha ritrovato la coesione attorno alle redini delle politiche industriali, di sviluppo e di crescita. Un elemento fondamentale anche per le imprese italiane, perché un'Europa forte è necessaria per affrontare le crescenti contrapposizioni tra i grandi blocchi geopolitici nel campo delle relazioni commerciali. 

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Quella che serve, però, è una “democratizzazione del digitale”, come la definisce la Presidente dell’Associazione Nazionale Imprese ICT (Assintel), Paola Generali. Bisogna cioè permettere a tutte le imprese di poter accedere alla digitalizzazione, a costi però accessibili.

Un modo per farlo - propone Generali - è di ripensare i bandi sulla digitalizzazione. Stanziare risorse, infatti, non è sufficiente se poi gli imprenditori non vi partecipano perché non comprendono fino in fondo l'importanza dell'innovazione tecnologica per lo sviluppo della propria impresa. Generali, quindi, suggerisce di promuovere una sensibilizzazione sulle opportunità offerte dal digitale, prima di pubblicare il bando. Prima di offrirgli i contributi, infatti, bisogna illustrare agli imprenditori quali sono gli investimenti tecnologici di cui hanno bisogno in modo che poi, davanti al bando, siano in grado di capire che progetti di investimenti presentare.

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Comunicare meglio l’Europa

Formazione e informazione sulle opportunità offerte dal digitale, dunque, che si sposa con l’importanza di una comunicazione chiara e semplice su quella che sarà la nuova politica commerciale.

La richiesta viene da Alessia Mosca, Segretario Generale - Associazione Italia-Asean. Una volta che la revisione sarà effettuata, afferma infatti Mosca, sarà importante avere un documento agile, in cui siano “indicati chiaramente gli obiettivi strategici e le aree prioritarie per l’UE nel campo della politica commerciale”.

Dello stesso parere anche Fabrizio Spada, Responsabile relazioni istituzionali del  Parlamento Europeo in Italia, che estende il ragionamento a tutte le azioni promosse dall’UE. “Bisogna aumentare la consapevolezza di aziende e di cittadini su cosa fa l'UE”, afferma infatti Spada. “L’UE fa molto, ma purtroppo molti cittadini ancora non lo sanno”.