Federica Tuseo

Trenta pagine e sette macro-missioni. Si compone così lo schema delle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Approntato durante la riunione del Comitato interministeriale per gli Affari europei, il documento elenca gli obiettivi che il governo intende raggiungere con i 209 miliardi del Recovery Fund.

Recovery Fund: quando, come e per cosa l'Italia spendera' i fondi UE?

Nonostante la presentazione a Bruxelles del Recovery Plan nazionale con le schede progetto sia attesa a gennaio, sono già partiti i lavori per definire i progetti che potranno contare sulle risorse dello Strumento per la ripresa e la resilienza, nell'ambito del pacchetto Next Generation EU, destinati all’Italia. 

Un primo passo si è compiuto con la prima riunione del CIAE, che ha approvato lo schema di "Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza". Successivamente, ci sarà la stesura vera e propria del Piano, prevista per metà ottobre, insieme alla legge di Bilancio.

Alle sei missioni anticipate dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri nel suo intervento al Forum Ambrosetti, ovvero digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; salute; infrastrutture nel segno della sostenibilità; istruzione e ricerca; inclusione sociale e territoriale; si aggiunge anche un settimo cluster: competitività del sistema produttivo.

Recovery Fund: l'identikit del piano per la ripresa al Forum Ambrosetti

Gli esiti del CIAE sul Recovery plan

Nella giornata dell'8 settembre, il Comitato Interministeriale per gli Affari europei guidato da Vincenzo Amendola ha dato luogo alla prima riunione sul piano di riforme italiano da presentare a Bruxelles dopo la pausa estiva. 

Il vertice è stato presieduto dal premier Giuseppe Conte e ha visto la partecipazione di diversi ministri competenti sul dossier. La riunione ha visto anche la partecipazione di Regioni e Province, nelle persone di Donatella Tesei e Michele De Pascale.

Motivo trainante dell'incontro è stato quello di delineare un primo schema delle linee guida per il Recovery Plan che l'Italia, secondo il calendario previsto dalla Commissione UE, è tenuta presentare formalmente tra gennaio e aprile 2021. 

Recovery Plan italiano: sfide, missioni, azioni 

Il documento strategico indica quattro sfide per contribuire a risolvere le sfide strategiche del Paese:

  • migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia;
  • ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica;
  • supportare la transizione verde e digitale;
  • innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione.

Per affrontare queste sfide, il piano considera proposte concrete per ciascuno dei sette cluster individuati.

Linee guida Recovery Plan Italia - photo credit: CIAE

Nello specifico:

Digitalizzazione e innovazione

Le linee guida partono dal tema della digitalizzazione e prevedono l'informatizzazione della pubblica amministrazione; la creazione dell'identità digitale unica per cittadini e imprese; il completamento della rete nazionale in fibra ottica e interventi per l'implementazione delle reti 5G; l'innovazione tecnologica e digitalizzazione delle filiere strategiche (settore agroalimentare, industriale e turistico); il potenziamento della digitalizzazione del patrimonio culturale; nuovi interventi per una digitalizzazione inclusiva contro il digital divide.

Transizione ecologica e Green Deal

Oltre agli investimenti finalizzati a conseguire obiettivi dell'European Green Deal, le priorità nell'ambito della transizione green sono la decarbonizzazione dei trasporti; l'adozione di piani urbani per il miglioramento della qualità dell’aria, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici; la gestione integrata del ciclo delle acque e gli investimenti in economia circolare.

A questi interventi si aggiungono anche: la protezione dell'ambiente e la mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici; la riconversione della produzione e del trasporto energetico in chiave sostenibile; il sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia (Taranto); la valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale.

La strategia va inserita in un contesto dove l’inquinamento dei centri urbani resta elevato e il 3% popolazione vive in aree dove gli standard europei di tossicità dell’aria sono oltre i limiti.

Competitività del sistema produttivo

Il terzo cluster si concentra sul tema competitività. I punti principali della strategia in merito all'argomento sono: transizione X.0; investimenti in R&S, tecnologie emergenti e trasferimento tecnologico; politiche per l’attrazione di Investimenti diretti esteri e a favore del reshoring; rafforzamento del Patto per l’export e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche (settore agroalimentare, industriale e turistico).

Fra gli obiettivi si annoverano anche il potenziamento degli strumenti finanziari per la maggior competitività delle imprese sui mercati internazionali e l'implementazione dell’ecosistema digitale per la promozione dell’industria culturale e del turismo.

Mobilità sostenibile

Il documento fa riferimento al completamento dei corridoi TEN-T di cui fa parte la Torino-Lione. Parentesi anche sugli interventi per l'alta velocità ferroviaria e lo sviluppo delle reti autostradali con ponti e viadotti.

Sul tavolo anche investimenti nella mobilità urbana sostenibile, insieme a Smart districts e intermodalità logistica integrata.

Istruzione, formazione e ricerca

Su questo punto il Governo ha intenzione di ricorrere massicciamente al Recovery Fund. Le azioni chiave per la didattica sono: digitalizzazione dell'istruzione; adeguamento competenze alle esigenze dell'economia e agli standard internazionali; miglioramento delle conoscenze digitali, economiche, istituzionali e per la sostenibilità; lifelong learning e formazione di lavoratori e cittadini inoccupati; lotta all'abbandono scolastico; politiche mirate ad aumentare il numero dei laureati; riqualificazione, formazione e selezione del personale docente.

Per quanto riguarda le infrastrutture scolastiche e universitarie, il piano prevede: riqualificazione o ricostruzione in chiave di efficienza energetica e antisismica; cablaggio in fibra ottica; potenziamento 0-6 asili e infanzia; infrastrutture per e-learning; lab Tech e innovation ecosystems.

Inclusione sociale e territoriale

Nelle linee guida si analizzano gli effetti della crisi globale che ha determinato un aumento della disuguaglianze e che si mira ad arginare con la definizione di una strategia per le politiche attive, oltre al Family Act e a una formazione ad hoc per consentire alle donne di entrare nel mercato del lavoro.

Sul fronte inclusione terrioritale riflettori sugli investimenti di riqualificazione urbana, anche in ottica smart, e sull'attuazione del Piano Sud 2030 e della Strategia Nazionale delle Aree Interne.

Salute 

Focus anche sull'ecocistema sanitario. Più posti in terapia intensiva, resi necessari dall'epidemia, ma anche un uso più intenso ed integrato della tecnologia, a partire dall'introduzione del fascicolo sanitario elettronico. Ancora, rafforzamento della resilienza e tempestività di risposta del sistema ospedaliero, sostegno alla ricerca medica, immunologica e farmaceutica.

Un capitolo di investimenti sarà indirizzato anche alle cure e all'assistenza a domicilio, per superare le attuali carenze del sistema delle residenze sanitarie assistenziali. Si aggiungono agli obiettivi anche l'integrazione tra politiche sanitarie e politiche sociali e ambientali e la valorizzazione delle politiche per il personale sanitario.

Oltre le missioni, le politiche politihe di supporto

Oltre alle sette missioni, le linee guida del Recovery plan affrontano anche quelle che vengono definite politiche di supporto. In particolare nel documento si insiste su:

  • investimenti pubblici che dovranno arrivare "ampiamente sopra il 3% del PIL";
  • revisione delle concessioni per migliorare "qualità dei servizi, costi e investimenti";
  • riforma della pubblica amministrazione, con tre finalità principali, cioè capitale umano, organizzazione e investimenti;
  • ricerca e sviluppo, con un incremento delle risorse per il settore pubblico e la ricerca universitaria e la promozione della partecipazione delle imprese a hub tecnologici internazionali;
  • riforma del fisco, con una riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro, tramite una riforma Irpef in chiave progressiva;
  • riforma della giustizia, che prevede la riduzione della durata dei procedimenti civili e penali e l'aggiornamento del condice civile; 
  • riforma del mercato del lavoro per "tutelare i lavoratori vulnerabili, garantendo salari dignitosi", aumentare l'occupazione e offrire incentivi fiscali al welfare contrattuale.

Gli obiettivi economico-sociali di lungo termine del Governo, come ha calcolato anche la Banca d'Italia, sono ambiziosi sul piano macroeconomico. Nello specifico, si mira a raddoppiare il tasso di crescita dell'economia italiana, portandolo dallo 0,8% nell'ultimo decennio alla media europea dell'1,6%. A questo si aggiunge la volontà di aumentare il tasso di occupazione di 10 punti percentuali, passando dall'attuale 63 per cento al 73,2, in linea con la media UE.