Nel decreto liquidità previsto un ulteriore potenziamento del Fondo di garanzia per le PMI, con garanzie che arrivano al 100% concesse a titolo gratuito. Per i prestiti alle grande aziende scende in campo SACE. Sospesi versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio. Misure che ottengono il via libera della Commissione europea. 

Pubblicato in Gazzetta ufficiale l'8 aprile il decreto liquidità o decreto credito - n. 23 del 8 aprile 2020 - è il provvedimento da 400 miliardi che servirà ad imprimere alle aziende la necessaria iniezione di risorse per ripartire.

"Una potenza di fuoco notevole. Non ricordo cifre simili nella storia della nostra Repubblica", ha dichiarato Giuseppe Conte. Via libera del CdM anche un gruppo eterogeneo di interventi: dall’allargamento del Golden Power al decreto scuola.

Cosa prevede il decreto liquidità per le imprese

Nel dl liquidità è inserita un’ulteriore sospensione delle scadenze fiscali: sospesi i versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il decreto Cura Italia. Ma è il "pacchetto imprese" il centro nevralgico del decreto. 

Fondo di garanzia PMI: garanzie al 100% per imprese fino a 499 dipendenti

Dopo le semplificazioni introdotte dal decreto Cura Italia per allargare il perimetro del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, il Governo potenzia ulteriormente la misura, allargando la platea di imprese e innalzando la percentuale di garanzia massima. 

Le garanzie pubbliche, che saranno del: 

  • 100% per prestiti fino a 25mila euro, senza alcuna valutazione del merito di credito;
  • 100% per i prestiti fino a 800mila euro, con la valutazione del merito di credito;
  • 90% nei casi restanti con tetto a 5 milioni di importo garantito e valutazione della situazione finanziaria pre-crisi. Ma anche in quest’ultimo caso si può arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi.

Secondo le stime del MISE il fondo garanzia PMI potrà contare complessivamente su 7 miliardi di euro, con un effetto leva di 14 miliardi. Il Governo garantisce un netto snellimento burocratico. “Tutto sarà più rapido: tempo qualche giorno e le persone potranno recarsi presso gli istituti i credito” per chiedere i prestiti garantiti dal Fondo, sottolinea Patuanelli.

Per velocizzare i tempi e rispondere subito alle richieste giunte alle banche ABI ha emanato una circolare per illustrare nel dettaglio le novità introdotte dal decreto per quanto riguarda i prestiti garantiti. 

L'importo del prestito garantito non può superare il 25% dell’ammontare dei ricavi del beneficiario, risultante dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata. Per i beneficiari costituiti dopo il 1° gennaio 2019 va dimostrato tramite idonea documentazione, come ad esempio un'autocertificazione.

La restituzione del prestito è in sei anni e l’inizio del rimborso del capitale scatta non prima di 2 anni dall'erogazione.

Per i prestiti fino a 25mila euro è previsto un tasso di interesse, anche se basso, rapporto al Rendistato con una maggiorazione dello 0,2% (si può stimare un valore tra 1,2 e 2%). Per le aziende fino a 3,2 milioni di ricavi il testo non prevede invece un tasso minimo né una durata massima del rimborso prefissata.

Il rilascio della garanzia è automatico e gratuito. La banca potrà pertanto erogare il finanziamento con la sola verifica formale del possesso dei requisiti, senza attendere l’esito dell’istruttoria del gestore del Fondo medesimo.

Per le grandi imprese scende in campo SACE

Il livello delle garanzie per le imprese medie e grandi sarà compreso tra il 70% e il 90%, per un totale circa di 200 miliardi di euro. Sarà SACE, del gruppo Cassa depositi e prestiti, a gestirle.

Nel dettaglio: 

  • le imprese con meno di 5.000 dipendenti e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro possono ottenere una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto, e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia;
  • la copertura scende all’80% per imprese con più di 5.000 dipendenti ed un fatturato compreso tra 1,5 e 5 miliardi e al 70% per le imprese con fatturato sopra i 5 miliardi;
  • l’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda;
  • per le piccole e medie imprese, anche individuali o partite Iva, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia rilasciata da SACE sarà gratuito ma subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

Sono coperti dalla garanzia SACE i finanziamenti erogati entro il 31 dicembre 2020, di durata non superiore a 6 anni, con la possibilità per le imprese di avvalersi di un preammortamento di durata fino a 24 mesi. 

L’ammontare del finanziamento assistito da garanzia non può essere superiore al maggiore tra i seguenti importi: 

  • 25% del fatturato 2019, come risultante dal bilancio approvato ovvero dalla dichiarazione fiscale; 
  • il doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019, come risultanti dal bilancio ovvero dai dati certificati se l’impresa non ha ancora approvato il bilancio. 

Il finanziamento coperto dalla garanzia deve sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal rappresentante legale dell’impresa beneficiaria. 

È prevista una procedura “semplificata” per il rilascio della garanzia in favore di imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e con un ammontare del fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro.

Per le imprese con fatturato e dipendenti superiori a tali soglie, il rilascio della copertura è decisa con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico, sulla base dell’istruttoria SACE. 

> Per approfondire: guida ai prestiti garantiti per le imprese tramite Fondo di garanzia PMI e SACE

200 miliardi per l'export

Ai 200 miliardi di garanzie sui prestiti ne vanno sommati altrettanti per l'export. Il decreto liquidità potenzia il sostegno pubblico all’esportazione, per migliorare l’incisività e tempestività dell’intervento statale, introducendo un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di SACE sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%.

L’obiettivo è consentire a SACE di far fronte alla crescente richiesta di assicurare operazioni ritenute di interesse strategico per l’economia nazionale che la società non avrebbe altrimenti la capacità finanziaria di coprire.

Per approfondire: cosa prevede il decreto liquidità per export e internazionalizzazione

Sospesi versamenti di Iva, ritenute e contributi

Si interviene con norme urgenti per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. In particolare, si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il “Cura Italia”.

Nel dettaglio, si prevede:

  • la sospensione di IVA, ritenute e contributi per i soggetti che hanno subito un calo di fatturato di almeno il 33% per ricavi/compensi sotto i 50 milioni e di almeno il 50% sopra tale soglia; soglia che si applica in forma fiversificata ai soggetti residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza): in questo caso è sospeso il versamento IVA se il calo del fatturato è di almeno il 33%, a prescindere da tetto dei 50 milioni di fatturato;
  • la sospensione in ogni caso dei versamenti di cui sopra per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019;
  • ripresa dei versamenti a giugno, con la possibilità di rateizzazione in 5 rate.

La sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo prevista dal decreto Cura Italia viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio. Il termine per i versamenti in scadenza il 20 marzo e la scadenza per l’invio della Certificazione Unica sono prorogati dal 31 marzo al 30 aprile.

Sospensioni per il bonus prima casa

L’emergenza coronavirus sta provocando non poche difficoltà nella conclusione delle compravendite immobiliari, rischiando così di far perdere il bonus prima casa a chi non rispetti i termini per determinati adempimenti.

Onde evitare quest'eventualità, il decreto liquidità prevede una serie di rinvii al 31 dicembre 2020 e meno rigidità per non perdere il bonus.

Nuove regole su golden power

Insieme al decreto liquidità il Consiglio dei Ministri ha approvato anche le nuove regole sul golden power, che già esiste sui settori della difesa, telecomunicazioni, energia, e viene esteso anche ai settori: alimentare, sanità, banche e assicurazioni

I poteri di veto del Governo oltre a coprire nuovi settori vengono estesi anche alle operazioni di acquisizioni all'interno dell'Unione europea non solo per controllo ma anche per acquisizione di quote del 10% in su. È possibile, inoltre, avviare d'ufficio l'esercizio dei poteri speciali anche per operazioni non notificate.

Crisi d’impresa

Il decreto liquidità interviene anche sulla crisi d’impresa, rimandando innanzitutto al 1 settembre 2021 l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa.

Congelate le istanze di fallimento fino al 30 giugno, con l’eccezione di quelle avanzate dal pm, e si interviene su concordati e accordi di ristrutturazione per favorire gli adempimenti. 

Via libera della Commissione europea al decreto liquidità

Il 14 aprile le misure italiane a sostegno delle imprese colpite dal coronavirus, varate tramite il dl credito, sono state approvate "nell'ambito del quadro normativo temporaneo adottato dalla Commissione il 19 marzo 2020 e modificato il 3 aprile 2020. Il bilancio totale della misura comunicata dalle autorità italiane è di 200 miliardi di euro".

La Commissione europea ricorda che "il sistema di garanzia italiano con un budget fino a 200 miliardi di euro consentirà garanzie pubbliche su nuovi prestiti e sul rifinanziamento di prestiti esistenti per tutte le imprese, comprese le grandi società. Insieme all'altro regime italiano per sostenere i lavoratori autonomi, le PMI e le società a media capitalizzazione colpite nel contesto dell'epidemia di coronavirus, il regime" di aiuti di Stato "aiuterà le aziende a coprire il capitale circolante immediato e le esigenze di investimento in questi tempi difficili".