Per ampliare fino al 40% la platea delle imprese cui sono diretti gli incentivi per la transizione 4.0, Patuanelli propone di cambiare le carte in tavola, trasformando super e iper ammortamento in crediti d’imposta.

Manovra: le agevolazioni per Impresa 4.0 e Green Economy

Il pacchetto di misure in ottica 4.0 previsto nella Manovra 2020 vale circa 7 miliardi, e include, accanto agli evergreen - vale a dire super e iper ammortamento, credito d’imposta ricerca e sviluppo e formazione 4.0 - anche un fondo da per incentivare i progetti ambientali con obiettivi di decarbonizzazione ed economia circolare. 

Ma, secondo il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli, l’impegno adottato in Legge di bilancio è un “obiettivo minimo”. Per ingranare davvero la marcia occorre “dare garanzie e certezze a chi vuole fare investimenti, agli imprenditori che vogliono rinnovare le proprie aziende, apportare innovazione ai processi produttivi, ai macchinari, alla formazione di sé stessi e del personale”. 

Così, al termine del tavolo su Transizione 4.0, presieduto dal Ministro e cui hanno partecipato le associazioni che rappresentano il tessuto imprenditoriale del nostro Paese, Patuanelli ha indicato la strada che il MISE intende seguire. 

Cosa prevede la Manovra 2020

Addio ammortamenti, si punta tutto sul credito d’imposta

La parola d’ordine è semplificazione, che significa riunire sotto un unico strumento di intervento misure complementari, come super e iper ammortamento. Strumenti che il MISE intende rivoluzionare, trasformandoli in credito d’imposta. 

Ciò permetterebbe, spiega Patuanelli, di rendere accessibili tali strumenti “anche alle imprese che non sono in utile, che sono in regime forfettario, che non possono accedere al sistema con gli ammortamenti, come nel caso del settore agricolo”. 

Inoltre, tra i vantaggi indicati dal ministro ci sarebbe la possibilità di “recuperare il credito dal 1° gennaio dell’annualità dell’investimento” e di “accorciare i tempi di ritorno alle imprese”, dal momento in cui lo “sviluppo del credito d’imposta è pensato nella misura di 5 anni mentre i piani di ammortamento hanno sviluppi temporali più ampi”. 

Da super e iper ammortamento a credito d’imposta: cosa cambia

Nel caso del super ammortamento, l’aliquota del credito d’imposta sarebbe del 6% per investimenti fino a 2 milioni di euro. 

Il tetto agli investimenti per i beni materiali connessi a Industria 4.0 (il cosiddetto Allegato A della legge 232/2016) coperti dall’iper ammortamento subirebbe un taglio: dai 20 milioni attuali si passerebbe a 10 milioni. L’aliquota del credito d’imposta sarebbe:

  • del 40% per gli investimenti fino a 2,5 milioni, 
  • del 20% per gli investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni. 

Per quanto riguarda invece i beni immateriali (il cosiddetto Allegato B della 232/2016) si passerebbe a un’aliquota del credito d’imposta del 15% per investimenti fino a 500mila euro. Il MISE vorrebbe sganciare l’accesso ai beni dell’allegato B dal vincolo dell’acquisto di beni materiali compresi nell’Allegato A.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: restyiling in vista

Novità anche per il credito d’imposta del 50% sulle spese incrementali in ricerca e sviluppo. Alla luce delle richieste giunte dai beneficiari, il MISE propone innanzitutto di estendere l’incentivo agli investimenti in innovazione e design. 

Inoltre, si vuole sostituire il metodo del calcolo incrementale con quello volumetrico, ricalibrando di fatto l’intensità dell’aiuto, che passerebbe al: 

  • 12% per spese in ricerca e sviluppo fino a 3 milioni euro;
  • 6% per spese in innovazione e design fino a 1,5 milioni. 

Si pensa inoltre a un sistema di valorizzazione delle competenze, attraverso un meccanismo che dia maggior peso alle spese per il personale rispetto a quelle per i macchinari.  

Formazione 4.0: cosa cambia

La proroga del credito d’imposta per la formazione 4.0 è già prevista in Manovra 2020. Il MISE vorrebbe ritoccare ulteriormente la misura prevedendo l’eliminazione del vincolo dell’accordo sindacale aziendale o territoriale, che secondo le associazioni rappresenta il principale ostacolo per l’accesso al beneficio fiscale.