Rendiconto mensile | mercati emergenti

Panorama globale

Le valutazioni e i posizionamenti seguenti rappresentano la situazione in un dato momento e possono cambiare in qualsiasi momento e senza preavviso. Non costituiscono alcuna previsione per l'andamento futuro dei mercati finanziari o dei fondi della Raiffeisen KAG.

Ripresa dei mercati azionari a settembre

Nuove speranze di distensione nella guerra commerciale, ...

... ma probabilmente, nella migliore delle ipotesi, si prevede un mero “cessate il fuoco”

I forti rialzi dei corsi sui mercati azionari nella prima metà di settembre sono di nuovo stati in gran parte ceduti nella seconda metà del mese. Nel complesso, l'indice azionario MSCI EM è salito dell'1,7% a settembre, con la Turchia che questa volta ha registrato la performance di gran lunga migliore. Mentre quest'anno per quanto riguarda le azioni i mercati emergenti finora sono rimasti nettamente dietro ai mercati azionari sviluppati, per le obbligazioni emerge un quadro completamente opposto. Nei primi nove mesi dell'anno, le obbligazioni dei mercati emergenti (EM) sono state tra le prime in termini di performance.

Nuove dichiarazioni dalla Casa Bianca (quante sono state fatte effettivamente?), secondo le quali un accordo (parziale) tra USA e Cina sarebbe stato imminente o praticamente raggiunto, hanno dato un nuovo impulso ai corsi nella seconda settimana di ottobre. Tuttavia, se mai dovesse riuscire, l'accordo parziale con la Cina annunciato euforicamente dal presidente degli USA Trump sembra nel migliore dei casi essere una sorta di tregua. Le differenze quasi incolmabili nelle questioni controverse fondamentali e a lungo termine decisive rimangono invariate. Pertanto, non cambia nulla di sostanziale nella situazione generale: Le incertezze per le catene di approvvigionamento globali continuano come pure il potenziale di nuove escalation. Va sottolineato ancora una volta che il rallentamento della crescita cinese fondamentalmente ha ben poco a che fare con il conflitto commerciale. Pertanto, sarebbe sbagliato aspettarsi che la sua composizione (o “de-escalation”) conduca di per sé a una nuova ripresa economica.

Ancora non si intravede alcuna svolta in Cina – e senza questa probabilmente neanche nell’economia mondiale

Tagli dei tassi di interesse ampiamente previsti nella zona euro e negli USA

Il rallentamento del commercio globale e la pressione sugli utili aziendali al momento non indicano alcun nuovo rilancio generale sui mercati azionari

Affinché questo avvenga, gli stimoli fiscali e/o la concessione di prestiti in Cina dovrebbero aumentare molto di più e attualmente per entrambi ci sono poche indicazioni. Il dollaro USA, il quale continua a essere molto forte nonostante un altro taglio dei tassi di interesse negli USA, conferma il quadro di un'economia globale per il momento ancora debole.

A proposito di taglio dei tassi: c’è stato anche nella zona euro, insieme all’annuncio di nuovi acquisti di obbligazioni. Questo più che discutibile "regalo d'addio" del presidente uscente della BCE Draghi è stato fatto malgrado la crescente resistenza all'interno della zona euro. Perché è difficile argomentare che ciò potrebbe seriamente avere un effetto positivo sulle economie della zona euro. Entrambi i tagli dei tassi, sia nell'UE che negli USA, erano generalmente previsti e hanno quindi avuto effetti relativamente modesti sui mercati. È inoltre probabile che abbiano un impatto economico reale soltanto molto limitato sui paesi emergenti. In primo luogo, consentono alle banche centrali dei mercati emergenti di ridurre ulteriormente i tassi d'interesse. Nel complesso, tuttavia, la Cina è e rimane molto importante per i mercati emergenti. Finché non riprenderanno nettamente a salire soprattutto le importazioni cinesi, è probabile che, nella migliore delle ipotesi, la crescita in gran parte dei paesi emergenti non faccia veramente progressi. Lo stesso vale per gli utili della maggior parte delle imprese dei mercati emergenti. Le esportazioni della Corea del Sud sono un buon barometro dell'economia mondiale ed è interessante notare che si muovono anche in parallelo con gli utili aziendali aggregati dei paesi emergenti. Il trend di queste esportazioni al momento continua a puntare chiaramente verso il basso, senza segni di stabilizzazione. Anche questo non fa pensare, per ora, a un'imminente e generale ripresa dei corsi sui mercati azionari emergenti.

Approfondimento sui Paesi

Finora Pechino è molto cauta con gli stimoli rispetto ai precedenti rallentamenti. L’attività edilizia diminuisce nonostante un mercato immobiliare solido.

Rischio di deflazione dei prezzi alla produzione, inflazione dei prezzi alimentari.

Cina

I più recenti dati commerciali della Cina, pubblicati a metà ottobre, sono stati inferiori alle aspettative di mercato. Le importazioni sono ancora una volta diminuite molto più delle esportazioni, per contro, è nettamente aumentata l'eccedenza commerciale. Finora il governo cinese ha applicato le misure di stimolo prevalentemente in modo selettivo e relativamente cauto. Il deleveraging, la riduzione dell'eccessiva crescita del credito degli anni passati e la prevenzione di nuove bolle all'interno del sistema finanziario sembrano rimanere una priorità nonostante la guerra commerciale e il rallentamento dell'economia. Inoltre, la ripetizione delle misure del 2008/2009 o del 2016 contrasterebbe nuovamente la prevista ristrutturazione dell’economia. Le opportunità di Pechino per stimolare l'economia non sono affatto esaurite. Ma sono inferiori a 10 anni fa e più difficili da implementare di allora.

Ciò che colpisce è il fatto che, nonostante i prezzi degli immobili continuino a essere robusti o stabili, cala l'attività edilizia. Questo potrebbe presumibilmente essere risolto con un aumento più forte dei prezzi immobiliari, ma un altro surriscaldamento del mercato immobiliare è l'ultima cosa che Pechino vuole. Il contrario del surriscaldamento si riscontra nei prezzi alla produzione, in calo per il terzo mese consecutivo. Alcuni economisti ritengono che, se questa tendenza dovesse continuare o addirittura intensificarsi, il governo cinese alla fine sarà costretto a contrastarla con ulteriori stimoli prima che possa iniziare una spirale deflazionistica. Tuttavia, attualmente questo viene contrastato dal forte aumento dei prezzi al consumo. Questi non sono dovuti al boom dell'economia interna, ma al forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. Tuttavia, rendono ancora più difficile per la banca centrale e il governo intervenire con misure di stimolo. La riportata volontà della Cina di voler acquistare da subito una quantità molto più alta di prodotti agricoli dagli USA è meno una concessione di Pechino agli USA, ma piuttosto fortemente nel proprio interesse. La peste suina africana avrebbe già causato la morte del 40-50% circa della popolazione suina cinese, in cambio sono esplosi i prezzi della carne di maiale.

I guadagni delle azioni cinesi sono stati inferiori alla media a settembre. Le azioni A quotate sul continente sono salite dello 0,6% e le azioni H di Hong Kong dell'1,2%. Sono state inoltre penalizzate dalle dichiarazioni provenienti dagli ambienti vicini al governo USA di inizio ottobre, secondo le quali si starebbe prendendo in considerazione controlli "soft" sui movimenti di capitale delle imprese cinesi. Si potrebbero, per esempio, fissare limiti massimi entro i quali i fondi pensione americani possono investire nelle azioni cinesi o vietare loro del tutto simili investimenti. Oppure non ammettere per niente le società cinesi alle borse americane. Resta da vedere se, a lungo termine, ciò danneggerebbe piuttosto la Cina o i propri fondi pensione o le proprie borse. Ma dimostra che la lotta di potere per il nuovo ordine mondiale può estendersi a molte altre aree, al di là delle tariffe punitive e delle leggi speciali contro singole aziende (p. es. Huawei).

India

La crescita dell'India continua a rallentare notevolmente. A inizio ottobre la banca centrale ha tagliato i tassi di riferimento per la quinta volta in otto mesi e ha ridotto le sue previsioni di crescita per l'esercizio fiscale in corso dal 6,9% al 6,1%. Alcuni analisti ritengono addirittura probabile un valore inferiore al 6 %. Il governo indiano a settembre aveva annunciato a sorpresa un netto taglio delle imposte per

Gli USA considerano controlli “soft“ sui movimenti di capitale nei confronti della Cina 

Il governo indiano abbassa a sorpresa le imposte sulle società, ...

... ma l’impatto sulla congiuntura sembra incerto

La banca centrale russa riduce i tassi e le prospettive di crescita

Le riserve in valuta della Russia ora sono maggiori delle totali passività in valuta estera

le aziende dal 35% circa al 25% circa per contrastare il rallentamento della congiuntura. Ciò avrà sicuramente degli effetti (le prime analisi parlano di una crescita economica maggiore dello 0,2-0,3%). Da un lato, tuttavia, questi effetti non saranno immediati. Dall’altro, la misura riguarda in primo luogo il lato dell'offerta (per le imprese), mentre la debolezza dell'economia è, tuttavia, dovuta soprattutto al lato della domanda (consumatori e imprese che richiedono beni di investimento). Già prima della crisi attuale, circa la metà della popolazione attiva indiana era praticamente esclusa dal mercato del lavoro a causa della mancanza di posti di lavoro disponibili. Sarebbero necessari ulteriori programmi d’investimento pubblico, ma il deficit di bilancio del governo centrale già adesso è relativamente alto. I regali fiscali alle imprese e le costose ristrutturazioni delle banche creeranno ulteriori buchi nel bilancio.

Il mercato azionario è stato contento dei tagli fiscali del governo; a settembre l'indice di Mumbai è salito del 3,6% circa.

Brasile

La crescita dell’economia brasiliana continua a essere molto modesta. Mentre il commercio al dettaglio presenta una crescita abbastanza forte, la produzione industriale è debole. L'inflazione, per il momento sotto controllo, ha consentito alla banca centrale di ridurre ulteriormente i tassi d'interesse dello 0,50%. Con il 5,5%, il tasso di riferimento brasiliano ora è più basso che mai. La riforma sociale è stata in gran parte completata; le mancanti approvazioni in Parlamento vengono date per certe. Una legge sulle telecomunicazioni già approvata ma ancora da firmare dal presidente dovrebbe spianare la strada a nuovi investimenti nel settore. Si parla dell’equivalente di oltre 10 miliardi di dollari USA. Il mercato azionario di San Paolo a settembre è salito nettamente; a fine mese ha registrato un incremento del 3,5% circa.

Russia

A settembre, la banca centrale russa ha abbassato il tasso di riferimento al 7% e ha accennato a un'ulteriore riduzione del tasso d'interesse nel prossimo futuro. Ha abbassato le sue previsioni di crescita per il 2019, 2020 e 2021. Allo stesso tempo, la banca centrale ha espresso preoccupazioni per le aspettative di inflazione tuttora relativamente elevate delle imprese e famiglie. Nel complesso, la politica monetaria russa continua a essere piuttosto restrittiva, soprattutto rispetto alla maggior parte degli altri paesi. Non ci si dovrebbe aspettare troppo dalla riduzione dei tassi d'interesse in termini di stimoli alla crescita. I maggiori ostacoli per una maggiore crescita economica in Russia si trovano altrove, in gran parte al di fuori della sfera di influenza della banca centrale. Ai fattori di origine interna, ripetutamente descritti in questa sede, si aggiungono le continue sanzioni occidentali, il contenimento degli investimenti globali (indebolimento della Cina, guerre commerciali) e il calo dei prezzi delle materie prime. Un barlume di speranza di fronte alle crescenti incertezze economiche globali viene senza dubbio dalle riserve valutarie ulteriormente aumentate. Ammontano a oltre 530 miliardi di dollari USA. Teoricamente ciò consentirebbe alla Russia di saldare tutte le sue passività pubbliche e private in valuta estera. Il rublo russo continua a essere relativamente forte.

Il mercato azionario di Mosca a settembre ha guadagnato solo marginalmente. Calcolato in dollari USA il guadagno è stato invece del 3% circa.

L’economia turca si è stabilizzata, ma resta in uno stato molto fragile

L’esercito turco entra in massa nel nord della Siria

A settembre forti aumenti dei corsi sui mercati azionari e ribassi altrettanto forti dopo l’inizio dell’invasione in Siria

Per la prima volta, la Grecia emette un titolo di Stato a rendimento negativo

Turchia

L'economia turca si è stabilizzata, per il momento. La forte crescita dei salari e la continua ed elevata dipendenza dagli afflussi di capitali esteri significano, tuttavia, rischi latenti. La chiave continuerà probabilmente a essere la valuta. Sulla base delle parità di potere d'acquisto, la lira è sottovalutata dopo le forti perdite di cambio degli ultimi anni. La fragile situazione valutaria della Turchia e il persistere di un elevato potenziale di inflazione possono, tuttavia, causare in qualsiasi momento una nuova debolezza della valuta.

Nel frattempo, all'inizio di ottobre, l'esercito turco ha invaso il nord della Siria dopo il frettoloso ritiro parziale delle truppe americane. La massiccia offensiva è diretta principalmente contro le milizie curde locali. Ankara caratterizza l'invasione militare come "operazione anti-terrorismo", ma cinicamente utilizza i gruppi ribelli islamisti come truppe di terra, che a loro volta sono da classificare come organizzazioni terroristiche.

Le unità curde in seguito hanno consegnato all'esercito siriano parti delle aree finora da loro controllate. La questione ora è se Russia, Siria, Iran e Turchia possano raggiungere un accordo prima che la situazione sfugga di mano. I rapidi sviluppi all'inizio di ottobre hanno, da un lato, il potenziale per una nuova escalation militare nella regione. Ma in questo modo potrebbero anche aprirsi delle opportunità per ristabilire rapidamente la pace in Siria.

L'indice azionario di Istanbul è stata la stella nel firmamento azionario emergente a settembre con un incremento del 9% circa. Con l'invasione della Siria del Nord, tuttavia, ha di nuovo ceduto del tutto questi guadagni. Si teme tra l’altro che nel parlamento USA si possano decidere massicce sanzioni contro la Turchia, se necessario anche contro la volontà del presidente degli USA. Quest’ultimo con i suoi slogan forti ha minacciato la "distruzione economica della Turchia", ma solo se dovesse oltrepassare certi, non meglio precisati, limiti. Molti parlamentari USA invece sembrano in ogni caso determinati a imporre sanzioni drastiche.

Grecia

L'attività edilizia, le esportazioni e il mercato del lavoro continuano a dipingere un quadro economico relativamente positivo della Grecia, anche se ciò deve naturalmente essere visto sullo sfondo della grave depressione economica dopo il 2012. Con il 17%, per esempio, il tasso di disoccupazione è ancora troppo alto. Nel frattempo, l’ancora direttore del FMI Lagarde ha definito l'obiettivo di un avanzo primario del 3,5% come troppo elevato e come un potenziale ostacolo alla crescita della Grecia. Un notevole contrasto alle richieste avanzate non molto tempo fa all’ormai non più rieletto governo Syriza, quando i programmi di austerità e le eccedenze di bilancio non potevano essere sufficientemente ampi! A proposito di netto contrasto con il passato: a inizio ottobre la Grecia ha emesso il suo primo titolo di Stato a rendimento negativo! Sono stati raccolti quasi 500 milioni di euro, tuttavia, con una scadenza molto limitata di tre mesi.

A fine settembre, l’indice azionario di Atene è rimasto invariato nel complesso, contrariamente al trend globale 


Il PiS al governo vince nettamente le elezioni parlamentari polacche

CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

Nelle elezioni parlamentari del 13 ottobre, il PiS, al governo in Polonia, ha nuovamente ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari della camera bassa (probabilmente 239 dei 460 seggi, con circa il 44% dei voti) e ha leggermente ampliato la sua maggioranza. Nella camera alta, invece, sembra che l’abbia di poco mancata, arrivando solo a 49 dei 100 mandati. L'affluenza alle urne è stata del 61% circa, la più alta degli ultimi 30 anni.

Da un punto di vista economico, ad agosto si è notato soprattutto il sorprendente forte aumento del tasso di disoccupazione al 5,8%. Si prevedeva un valore invariato rispetto a luglio pari al 5,2%.
Nella Repubblica Ceca la procura di Praga ha sospeso il processo contro il primo ministro Babis per presunta frode in materia di sovvenzioni. Non ci sarebbero sufficienti indizi. In teoria, il procuratore capo può ancora ribaltare questa decisione. Il presidente Zeman ha già annunciato di voler concedere la grazia a Babis in questo caso, fatto pesantemente criticato dall'opposizione. Zeman stesso ha evitato una denuncia davanti alla Corte Costituzionale per presunte violazioni della costituzione. Una corrispondente iniziativa dei deputati conservatori non ha trovato la maggioranza in Senato.

I dati economici nella Repubblica Ceca sono rimasti pressoché invariati. Il commercio al dettaglio, la produzione industriale, l'inflazione e il mercato del lavoro continuano a mostrare un'economia piuttosto solida.
Per la prima volta dal 2010, il partito Fidesz del Primo Ministro Orban, al governo in Ungheria, ha subito significative sconfitte elettorali. Nelle elezioni comunali del 13 ottobre ha perso nella capitale Budapest e in altre nove città contro i candidati dell'opposizione unita. Tuttavia, rimane nettamente la forza dominante a livello nazionale. Per il momento non si prevede un cambiamento politico in Ungheria a seguito delle elezioni, né si prevede un impatto rilevante sulla politica economica.

I mercati azionari dei paesi CE3 sono tutti saliti a settembre. L'indice azionario di Budapest ha chiuso con il 2% in più, seguito da Varsavia (+1%) e Praga (+0,5%).