L'ex giudice del Consiglio di Stato deve rispondere dell'accusa di maltrattamento ed estorsione nei confronti di alcune donne, ma anche di calunnia e minaccia nei confronti dell'attuale presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Manette a Francesco Bellomo, ex giudice del Consiglio di Stato, finito al centro di un'inchiesta per il "dress code" imposto ad alcune ragazze che partecipavano ai corsi, da lui tenuti, per preparare il concorso in magistratura presso la Scuola di formazione giuridica avanzata "Diritto e Scienza" organizzati nelle sedi di Bari, Roma e Milano.

L'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stato notificata a Bellomo per i reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne (tre borsiste ed una ricercatrice) a cui avrebbe imposto anche il "codice di abbigliamento", ed estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista.

Per le allieve divieto di nozze

Tra gli obblighi imposti alle allieve da Bellomo ci sarebbero stati anche "il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con soggetti che non raggiungessero un determinato punteggio", attribuito secondo il suo l'insindacabile giudizio, e "il divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa". Secondo i magistrati si trattava di obblighi e di divieti, ''del tutto estranei alle finalità di una scuola di formazione giuridica e di preparazione al concorso di magistratura''. Nell'ordinanza di arresto viene riportato il testo di un sms di Bellomo a una delle vittime: "Ti sei rovinata la vita, gli altri non ti stimano". Ad un'allieva sarebbe stato chiesto di compilare un'istanza di grazia per poter essere riammessa al corso.

Calunnia e minaccia a Conte

Bellomo, inoltre, è indagato anche per i reati di calunnia e minaccia nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L'accusa, contenuta nell’ordinanza di arresto, risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.

Conte e la collega Concetta Plantamura furono trascinati davanti al Tribunale civile di Bari con l'accusa di aver commesso illeciti occupandosi del suo caso. Bellomo contestava le attività svolte nella qualità di vicepresidente e componente del Cpga, e chiedeva loro il risarcimento dei danni, accusandoli falsamente di esercitare in modo strumentale (e illegale) il potere disciplinare e di aver deliberatamente e sistematicamente svolto un’attività di oppressione della persona dell’attore mossi da un palese intento persecutorio.