Don’t cry for me Argentina cantava malinconicamente Evita nell’omonimo musical di Andrew Lloyd Webber. Ma l’Argentina non l’ascoltò e, quando la first lady nel 1952 volò via, pianse. E da allora lo ha fatto molte volte, vessata da una dittatura militare prima e da una crisi economica poi, che nel 2001 ne ha scosso violentemente le fondamenta. Crisi la cui ombra non ha mai lasciato il paese, ma continua a proiettarsi minacciosa sulla sua economia.

Ma stavolta (forse) l’Argentina potrebbe aver trovato un fazzoletto su cui asciugare le lacrime: la criptoeconomia, come ha spiegato qualche giorno fa  Technology Review, la rivista del Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston.

Partendo dall’assunto (vero), che per proteggersi dall’inflazione, gli argentini continuano a procacciarsi dollari che conservano in casa, l’autore spiega che “l’acquisto di una valuta digitale stabilepotrebbe invece dare agli argentini un modo più conveniente di risparmiare rispetto all’accumulo di banconote da 100 dollari sotto il materasso”.

Anche confortati dal fatto che a differenza di altri paesi come la Cina, la politica non ostracizza la criptoeconomia, anzi: “L’apertura del governo argentino ai progetti blockchain ha contribuito a trasformare Buenos Aires in un centro per gli sviluppatori”.

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È in questo contesto che si sta facendo notare Ripio, un exchange di criptovalute che ha già 300mila utenti tra Argentina, Brasile e Messico. “Oggi, Ripio offre agli utenti uno scambio di criptovaluta e un “portafoglio” software per archiviare le loro risorse digitali”, scrive Technology Review. Precisando che “ha anche lanciato un servizio che utilizza i cosiddetti smart contract:programmi informatici basati su blockchain che possono essere utilizzati per automatizzare complicate transazioni finanziarie, per facilitare il prestito peer-to-peer”.

Il servizio, che si basa sulla blockchain di Ethereum, consente in pratica agli argentini di ottenere prestiti in valuta locale senza pagare commissioni elevate alle banche.

Il prossimo passo sarà quello di offrire agli iscritti contenuti didattici come articoli, video ed esercitazioni per insegnare loro a districarsi nella criptoeconomia, che l’amministratore delegato di Ripio, Juan Mendez, definisce semplicemente “nuova economia”. “Comprendiamo che l’economia sta cambiando, che le banche stanno digitalizzando e vogliamo essere lì in quel momento peroffrire accesso, finanziamento e opzioni di investimento”, ha spiegato alla rivista del Mit.

Opzione stablecoin

Certo, pensare che gli argentini possano risolvere la crisi puntando sui bitcoin è da ingenui. La madre di tutte le criptovalute è segnata da una imprescindibile volatilità, che è esattamente ciò che non si chiede a un bene rifugio. Ma ecco che entrano in gioco le stablecoin, cioè quelle criptovalute il cui valore resta stabile nel tempo, perché ancorato alle valute fiat.

A novembre, Ripio ha aggiunto al suo carnet Dai, una stablecoin che utilizza meccanismi complessi, basati sugli smart contract della blockchain di Ethereum, per rimanere ancorato al dollaro.

“Una versione digitale del dollaro facile da usare potrebbe davvero essere avvincente per gli argentini. Invece di andare a comprare dollari in strada per riporli a casa, i clienti di Ripio possono ora andare al negozio più vicino per caricare i pesos nel loro portafoglio per acquistare Dai. In seguito, potrebbero persino spenderli online, usando il servizio di Ripio per cambiarli di nuovo”, scrive Technology Review.

I difetti

Fin qui il lato positivo della faccenda. Ma il ricorso alle criptovalute non può essere la panacea di una crisi economica, anche in Argentina. La maggior parte dei commercianti di Buenos Airessembra ancora poco familiare con l’idea di accettare pagamenti in criptovalute e in un paese dove si stima che il 32% delle persone vive sotto la soglia di povertà, in tanti semplicemente non se la sentono di rischiare: maneggiare bitcoin e simili richiede una certa attenzione, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza.

E in quanto alle stablecoin devono ancora dimostrare di essere stabili sul lungo periodo ed esenti da rischi. Avverte Technology Review: “I sistemi odierni di criptovaluta non si sono dimostrati meno rischiosi rispetto al sistema finanziario tradizionale. E gestire un sistema privato all’interno di un quadro governativo imperfetto potrebbe peggiorare le difficoltà”.

In definitiva, insomma, “è ancora molto presto per blockchain e criptovalute. L’adozione mainstream, se mai accadrà, non accadrà durante la notte, in Argentina o altrove”. Ma d’altro canto, quale miglior laboratorio per una piccola sperimentazione delle stablecoin di un paese dove nel 2018 l’inflazione è aumentata di oltre il 50%?