Via Nazionale ha messo in evidenza come da settembre ad oggi i prestiti a tasso fisso sono cresciuti di 50 punti base. Nello scontro con l'ex ministro Padoan l'esponente M5s attaccava: "Se dice queste cose in tv sa anche lei che è falso. L'aumento dello spread ha avuto un impatto diretto sulle famiglie e anche per questo chiedere un nuovo mutuo oggi costa di più rispetto a nove mesi fa. È Banca d'Italia, nell'ultimo rapporto sulla stabilità finanzaria, a fare chiarezza su un tema oggetto di scontro frequente tra maggioranza e opposizione. È vero che le turbolenze sui nostri titoli di Stato si fanno sentire anche nella vita di tutti i giorni, ad esempio per chi chiede denaro in prestito per l'acquisto di una casa, oppure no? La risposta, secondo Via Nazionale, è sì. "ll rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti. Rispetto allo scorso settembre i margini applicati dalle banche sui mutui a tasso fisso sono cresciuti di quasi 50 punti base, mentre quelli sui mutui a tasso variabile si sono mantenuti stabili", ha scritto Banca d'Italia.

Lo scontro Padoan-Castelli

A novembre è circolato molto sul web lo scontro a Porta a Porta tra il viceministro dell'Economia Laura Castelli e l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Secondo Padoan l'aumento dello spread si sarebbe fatto sentire anche sui finanziamenti per imprese e famiglie. Castelli aveva replicato: "Se lei in televisione racconta che i mutui dipendono dallo spread lo sa anche lei che è falso". È però esattamente quello che scrive Banca d'Italia, secondo cui l'aumento dei rendimenti fa salire anche il costo di finanziamento per il sistema bancario, che a sua volta "scarica" le maggiori spese sui nuovi finanziamenti erogati. "La differenza - spiega Via Nazionale riferendosi al maggior costo dei nuovi mutui -  riflette verosimilmente l’esigenza degli intermediari di compensare l’incremento del costo della raccolta obbligazionari".

Che cosa voleva dire Laura Castelli

Quello che la viceministra probabilmente intendeva dire è che, innanzitutto, nulla cambia né per i mutui a tasso variabile né per i mutui in essere. I secondi perché ovviamente non vengono alterati dall'aumento dei tassi, i primi perché non sono suscettibili delle variazioni sui titoli italiani. La viceministra per difendere la sua posizione aveva mostrato un grafico del Sole 24 Ore. Grafico però che evidenziava proprio la non correlazione tra Euribor, il tasso interbancario a cui sono "agganciati" molti mutui a tasso variabile, e l'andamento dello spread. Inoltre la Castelli aveva sottolineato che "il costo del mutui dipende dalla domanda e dall'offerta". L'offerta però, in questo caso chi offre denaro in prestito (le banche), è a sua volta condizionata dalle proprie condizioni di finanziamento, su cui incidono anche le tensioni sui titoli di Stato di cui lo spread è un termometro.


Il divario tra tasso fisso e tasso variabile

Banca d'Italia aggiunge poi un ulteriore elemento di preoccupazione. Se l'effetto spread continuasse a farsi sentire sui mutui a tasso fisso e non su quelli a tasso variabile, ancorati a riferimenti come l'Euribor, potrebbe proseguire la tendenza in atto delle famiglie a scegliere più facilmente questa seconda tipologia di finanziamento, più conveniente oggi ma più rischiosa sul lungo periodo.  "La quota dei nuovi mutui a tasso predeterminato per almeno dieci anni si è ridotta dal 66 al 63 per cento", rileva Banca d'Italia. "Qualora il divario di costo tra i finanziamenti a tasso fisso e quelli a tasso variabile continuasse ad ampliarsi, la ricomposizione verso i mutui a tasso variabile potrebbe procedere rapidamente, come accaduto nel 2009, accrescendo l’esposizione delle famiglie ai rischi di futuri rialzi dei rendimenti di mercato".
 

Ad aprile tassi in calo

Va detto comunque che i tassi restano complessivamente molto bassi. Secondo gli ultimi dati Abi il tasso medio sulle nuove erogazioni per l'acquisto di abitazioni a marzo è sceso all'1,87%, allineandosi circa ai livelli di marzo 2018, ma in rialzo rispetto a settembre.

Mutui più cari per colpa dello spread. Anche Bankitalia smentisce Laura Castelli