Stampa
Natalino Ventrella  

 

 

Illuso, arrabbiato e deluso dai tradimenti della moglie. Il giudice Silvia Carparini che ha ridotto da 30 a 16 anni di carcere la pena del cinquantenne Javier Napoleon Pareja Gamboa per aver ucciso la compagna Angela Coello Reyes, spiega i motivi della sentenza in cui si legge che "l'uomo è stato mosso da un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento; ha agito sotto la spinta di uno stato d'animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile".

Il giudice Silvia Carparini ha condannato Coello Reyes quasi al minimo della pena nonostante la richiesta di trent'anni di carcere avanzata dall'accusa. Sulle pagine del Corriere della Sera si legge:

"Ho preso una decisione ponderata e l'ho motivata con una sentenza. Si tratta del libero convincimento di un giudice, non c'è niente di cui discutere e men che meno c'è da polemizzare. Ciascuno è libero di dire quel che ritiene, ovviamente, ma di certo io in questa polemica non ci voglio entrare".

Silvia Carparini parla delle polemiche che la sua sentenza sta scatenando:

"Non intendo giustificare quello che ho scritto. Basta leggere per capire che siamo dentro i confini del diritto, e per me è questo che conta. Del resto esistono strumenti precisi per esprimere contrarietà a una sentenza: se il pubblico ministero non è d'accordo può impugnarla".

Anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha espresso il proprio disappunto nei confronti della sentenza. Silvia Carparini risponde così al leader della Lega:

"Con tutto rispetto, Salvini può pensarla come meglio crede. È evidente che io la penso diversamente. La gente è libera di criticare, fare, anche ritenere discutibile la mia decisione, per carità. Ma vale sempre per tutti il fatto che bisognerebbe conoscere bene i casi prima di criticare".

Il giudice ricostruisce le dinamiche e la storia che hanno portato l'uomo all'omicidio:

"Questo signore se n'era andato volontariamente in Ecuador proprio per lasciare spazio alle scelte della moglie. Lei lo ha fatto tornare promettendogli un futuro e lui scopre invece che praticamente c'era l'amante in casa. Tutto nel giro di poche ore. Era un caso in cui non erano mai state contestate né la premeditazione né i futili motivi. Niente può giustificare un omicidio, è chiaro. Ma c'è omicidio e omicidio, c'è dolo e dolo".

Silvia Carparini entra nel dettaglio sui motivi che hanno portato alla sua decisione sulla condanna dell'uomo:

"Ho ritenuto che si trattasse di dolo d'impeto e ritengo di aver motivato nel dettaglio la mia decisione. Non è una difesa della mia scelta perché non c'è nulla da difendere. [...] Non c'è scritto da nessuna parte che le attenuanti generiche non si debbono dare per i casi di omicidio. Devono essere date in relazione alle circostanze del reato e io ho semplicemente applicato norme che il codice prevede e l'ho fatto in modo argomentato. Non tutti gli omicidi prendono 30 anni di pena".

Infine il giudice Carparini dice di non essere rimasto turbato dalla polemica sulla sentenza:

"Tutta questa polemica non mi sconvolge, non è la prima e non sarà l'ultima. Quel che per me è carte è che un processo non debba essere esemplare".