L’aspirinetta, comunemente usata per la prevenzione di malattie cardiovascolari ha un effetto antiaggregante ed è considerata un farmaco che proteggere dall’insorgenza di varie forme di cancro. Eppure un ampio recente studio ha evidenziato che in adulti anziani in buona salute potrebbe al contrario aumentare il rischio di emorragie interne e la mortalità, in particolare quella per tumore e per questo non andrebbe assunta da persone sane, ma soltanto da chi è effettivamente a rischio cardiovascolare.A tirare le somme è anche un’ampia indagine che ha coinvolto quasi 20mila persone, con più di 70 anni, negli Stati Uniti e in Australia.

Le conclusioni dell’ultimo studio

I partecipanti allo studio ASPREE hanno assunto l’aspirinetta (come viene comunemente chiamata la piccola dose quotidiana, inferiore ai 100 milligrammi, utilizzata a scopo preventivo in chi soffre di patologie cardiovascolari) per circa cinque anni senza avere l’indicazione per la quale la si prescrive normalmente, ovvero in assenza di uno specifico rischio cardiologico. «I risultati di questo studio sono inaspettati e molto differenti da quelli finora pubblicati - spiega Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia all’IRCCS Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia -. Emerge, infatti, che nel gruppo che ha preso aspirina ci siano più decessi ed in particolare quelli per cancro rispetto al gruppo che ha assunto placebo. Pur valutando i dati con la dovuta cautela, considerando la disomogeneità della popolazione trattata e che si tratta di un singolo studio con queste risultanze , appare chiaro che le persone “sane” non dovrebbero prendere aspirina solo per prevenire il rischio di ammalarsi di tumore, perché non è chiaramente dimostrato e si evidenzia un incremento di mortalità».

Prevenzione del tumore al colon, ma solo in chi ha problemi cardiaci 

L’effetto dell’aspirina sul rischio di insorgenza di carcinoma del colon-retto e sulla mortalità dopo chirurgia curativa per questa patologia neoplastica è però stato valutato in diversi studi che erano giunti a conclusioni positive. Tanto che nel 2015, per la prima volta, un panel di esperti americani ha deciso di indicare l’aspirinetta anche come strumento da utilizzare in chi è esposto a maggior pericolo di cancro al colon.«La Preventive Service Task Force raccomanda l’uso quotidiano dell’aspirina a basse dosi (inferiore ai 100 milligrammi) per la prevenzione primaria del carcinoma del colon-retto in adulti di età dai 50 ai 59 anni, con un rischio cardiovascolare elevato e un’aspettativa di vita di almeno 10 anni, in assenza di rischi emorragici – spiega Pinto -. E in persone suscettibili di assumere una bassa dose del farmaco per almeno 10 anni. In questa specifica categoria l’indicazione resta valida perché sembra portare a effettivi benefici».

Poche prove che serva a prevenire il cancro

Altre indagini recenti (come uno studio pubblicato da ricercatori statunitensi sulla rivista Gastroenterology nel 2018) per quanto riguarda il tumore del pancreas concludono che sebbene l’assunzione di aspirinetta non faccia crescere il rischio di ammalarsi di questo tipo di cancro, neppure lo riducono, con la sola eccezione del sottogruppo di pazienti diabetici nei quali in effetti le probabilità sembrano diminuire.«Alcune indagini sembrano poi indicare un effetto protettivo verso il carcinoma dell’ovaio e quello del fegato – aggiunge Pinto -, ma sono studi iniziali e servono conferme. Mentre per quanto riguarda la prostata i dati raccolti fino ad oggi sono estremamente eterogenei e attualmente non conclusivi»

Dosaggio basso e non c’è indicazione in chi è sano

«Vanno inoltre considerate le differenze nei dosaggi impiegati – sottolinea Pinto -. L’aspirina viene prescritta con tre diverse finalità e dosi: da 75 milligrammi come anti-aggregante piastrinico, a 325-600 milligrammi come analgesico a 1,2 grammi come anti-infiammatorio. Il principale metabolita dell’aspirina è l’acido salicilico e la sua concentrazione nel plasma (che cresce insieme al dosaggio) viene studiata per capire in che modo l’aspirina possa avere un ruolo anticancro. Si è infatti supposto che essendo l’aspirina un antinfiammatorio come tale potesse essere considerato un buon agente nella prevenzione del cancro interagendo con i meccanismi dell’infiammazione cronica, cui può correlarsi la trasformazione neoplastica delle cellule. Tutti gli studi hanno però evidenziato un effetto “preventivo” sull’insorgenza dei tumori con la bassa dose del farmaco e quindi occorrono ulteriori ricerche per meglio conoscerne il meccanismo d’azione». In conclusione, persone sane, senza disturbi cardiovascolari, dovrebbero assumere l’aspirina per tenere lontano il cancro o no? «Sulla base delle attuali conoscenze, in assenza di un rischio cardiovascolare, non c’è una chiara e definita indicazione all’assunzione di aspirina, anche a bassa dose, con la finalità di ridurre il rischio di cancro – conclude l’esperto -. Pertanto il farmaco non dovrebbe essere assunto con questa indicazione di prevenzione primaria, considerando anche il potenziale rischio emorragico».