L'Italia come l'Argentina e la Turchia, unica tra le grandi economie dell'area Ocse ad avere il segno "meno" davanti alla previsione di crescita per il 2019. Dopo la recessione tecnica della seconda parte del 2018, confermata ieri dall'Istat seppure con un lieve miglioramento dei numeri sul quarto trimestre, l'Organizzazione parigina è la prima grande istituzione a tagliare così tanto la proiezione sul 2019 italiano da portare la previsione di andamento economico in negativo. Sforbiciando di ben 1,1 punti percentuali la sua previsione, l'Ocse stima ora per l'Italia un anno da -0,2 per cento di Pil. Lontano anni luce da quel +1 per cento rimasto nel quadro macroeconomico previsto dal governo a dicembre, che dovrà esser per forza revisionato con il Def di aprile. E numero al quale reagisce il premier Giuseppe Conte: "Siamo consapevoli della congiuntura economica sfavorevole, dobbiamo puntare su export e sostegno a domanda interna".

Il nuovo Interim Economic Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - documento meno approfondito dei report semestrali - è un bagno di sangue per le economie dell'Eurozona. Anche la Germania non sfugge alla revisione, vedendo peggiorare la stima per la sua crescita di 0,9 punti rispetto all'ultimo documento Ocse risalente soltanto allo scorso novembre. Però Berlino rimane simbolicamente con il capo fuori dall'acqua, con una crescita dello 0,7 per cento. Nel complesso dell'area con la moneta unica, gli economisti parigini prevedono un andamento all'1 per cento quest'anno e all'1,2 per cento il prossimo. Anche l'Italia, nel 2020, dovrebbe tornare a vedere la luce, ma con un passo più che dimezzato rispetto al resto della truppa europea: +0,5 per cento.


"La crescita economica globale continua a perdere forza", scrive l'Ocse nelle conclusioni del suo rapporto. Si prevede ora un +3,3% a livello globale (dal 3,6% messo in conto a novembre), e un +3,4% per il 2020 con rischi al ribasso che continuano a crescere. "Le alte incertezze politiche, le perduranti tensioni commerciali e una ulteriore erosione nella fiducia di imprese e consumatori stanno contribuendo al rallentamento". In attesa di schiarite dal fronte delle trattative tra Usa e Cina, i dazi già in vigore dallo scorso anno iniziano a pesare sul motore economico. E soltanto il mercato del lavoro, con la leggera crescita dei salari, sta dando segni di tenuta e supporto ai redditi e alle spese delle famiglie.

E l'Italia? Nel resoconto Ocse si riconosce come stia pagando un prezzo particolarmente alto dal rallentamento della crescita del commercio globale, scesa intorno al 4% nel 2018 contro il 5,25% dell'anno prima. Per Roma e Berlino, l'export è una voce fondamentale del Pil. L'Organizzazone - in passato critica sul Reddito di cittadinanza - riconosce che, da noi come in Francia, il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, una inflazione inferiore alle attese e le misure per le famiglie a basso reddito "dovrebbero aiutare a supportare la crescita reale dei salari e le spese delle famiglie". D'altro canto, però, "l'incertezza politica e il ribasso della fiducia dovrebbero pesare ulteriormente sugli investimenti delle imprese e sulle prospettive commerciali".

All'indomani della fissazione ufficiale del target di crescita da parte di Pechino - in un range tra il 6 e il 6,5% - l'Ocse stima che l'economia cinese crescerà del 6 per cento quest'anno. Se non dovesse assicurare almeno questo risultato, sarebbero dolori per tutto il mondo. Così come ci sarebbero ripercussioni da una uscita disordinata della Gran Bretagna dall'Europa.

Nella disamina dell'Ocse, i segnali da "colomba" giunti ultimamente dalle banche centrali hanno permesso alle condizioni finanziarie di non peggiorare, pur a fronte degli evidenti sintomi di un rallentamento economico. D'altra parte, però, il fatto che le istituzioni monetarie rallentino il percorso di normalizzazione delle loro politiche dopo i lunghi anni dei tassi a zero e dei quantitative easing, rappresenta un rischio di possibili maggiori "vulnerabilità finanziarie" in futuro.

L'invito dell'Ocse è di "intensificare" il dialogo per evitare che i dazi commerciali si abbattano sulle economie: anzi, sarebbero da stimolare ulteriori liberalizzazioni. All'Eurozona si ricorda che servono politiche coordinate e strutturali per incentivare gli investimenti. Ovunque e a tutti si chiedono le solite riforme strutturali per cercare di migliorare le condizioni di vita dei cittadini e le loro opportunità.