Città del Vaticano – “È sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. In questo modo, saremo credibili, agiremo con umiltà, testimoniando la carità”.

E’ il monito che Papa Francesco lancia dalla finestra del suo studio, affacciandosi in piazza San Pietro per la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus

Commentando il brano evangelico proposto dalla liturgia odierna, che presenta tre brevi parabole, alle migliaia di pellegrini che colorano con striscioni e palloncini l’abbraccio del colonnato, il Pontefice richiama anche i politici e i leader delle nazioni.

Può forse un cieco guidare un altro cieco?“. Un interrogativo, con il quale Gesù, spiega il Santo Padre, “vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano“.
In quell’interrogativo, fa notare il Papa, Cristo “richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone”.
Altra frase significativa, sottolinea il Papa, è “quella che esorta a non essere presuntuosi e ipocriti. Dice così: ‘Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?'”.

“Tante volte – ammonisce – è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità. La tentazione è quella di essere indulgenti, di manica larga con se stessi e essere duri con gli altri”.

Ma come possiamo capire se il nostro occhio è libero o se è impedito da una trave? La risposta, aggiunge Bergoglio, la dà Gesù: “Non vi è albero buono che produca frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto”.

In altre parole, “chi è buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi è cattivo trae fuori il male, praticando l’esercizio più deleterio: la mormorazione“.
E a braccio aggiunge: “Il chiacchiericcio distrugge tutto: la società, gli amici, la famiglia, il quartiere… è dalla lingua che incominciano le guerre”. Francesco, infine, invita tutti a fare un esame di coscienza che ruota attorno alla domanda: “Parlo male degli altri?”. E incalza: “Cerchiamo di correggerci un po’, ci farà bene a tutti”.
Infine, l’immancabile saluto: “Auguro a tutti una buona domenica! Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.