Ma la nave della Ong, per ora, sembra destinata a rimanere ormeggiata al porto di Catania. Perché sul suo conto, dalle indagini condotte dai pm etnei, sono emersi "dati significativi in ordine all'inidoneità tecnico strutturale a effettuare un'attività sistematica di soccorso in mare dei migranti". Tradotto: l'imbarcazione non è adatta a recuperare naufraghi in mezzo al mare. Come anticipato ieri dal governo.

In un post su Facebook, il ministro dei Trasporti aveva spiegato che tecnicamente la Sea Watch 3 è una imbarcazione da diporto, "registrata come pleasure yacht". La Ong aveva provato a giustificare questa anomalia, affermando che in Olanda l'imbarcazione è regolarmete iscritta nel registro navale e autorizzata alle operazioni di soccorso. Sebbene in Italia "per stazza e lunghezza" non potrebbe operare, per l'Ong "la nave è una nave olandese sulla quale non si applica la giurisdizione italiana". Dunque tutto nella norma (di uno Stato estero). Il fatto è che, in realtà, le autorità olandesi hanno introdotto nella loro legislazione dei requisiti ulteriori per le imbarcazioni da diporto che intendano svolgere un'attività sistematica di soccorso dei migranti. Solo che la normativa non è ancora applicabile ai natanti già registrati, come la Sea Watch.

"Presso il registro nautico olandese - spiega la procura - la motonave in questione è registrata come natante da diporto e di esso presenta tutte le caratteristiche, con tutto ciò che ne consegue in termini di inidoneità ad ospitare (per una traversata in alto mare che presenta innegabili profili di rischio per le condizioni meteo marine che possono frequentemente verificarsi) un numero di passeggeri ben più elevato di quello per il cui trasporto è stata concepita". Una "problematica" che "presenta dei profili generali di sicurezza per la navigazione che sembrano suscettibili di particolare attenzione da parte di tutti i Paesi che sono coinvolti a vario titolo nelle attività svolte in mare dalle Ong".