Chi, avendo in cassaforte 380 milioni di euro, non li spenderebbe? Il Comune di Roma. Colpa della lentezza degli uffici, di gare che rimangono impaludate per mesi, a volte addirittura anni, di programmi scritti sulle direttive interne e poi smentiti alla prova dei fatti. Tra un avvio e un rinvio, come canta Baglioni. Nel gergo dei contabili si chiama “overshooting”, quando cioè un ente pubblico non riesce a investire tutti i soldi che avrebbe a disposizione. Nel 2017, per dire, il Campidoglio mancò l’obiettivo di oltre mezzo miliardo di euro (331,5 milioni per le «spese correnti» più 206,4 milioni per gli investimenti). Nell’anno che si è appena concluso le cose sono andate un filo meglio - anche perché qualche accorgimento, nel frattempo, è stato preso - ma il dato continua a impressionare: non sono stati spesi 380 milioni di euro, secondo le stime provvisorie della Ragioneria generale.

LE VARIAZIONI
Conosce bene il problema l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti. Che non a caso, la settimana scorsa, ha fatto votare in giunta una memoria per cercare di mettere ordine nella girandola degli appalti e delle richieste economiche, a partire da quelle che arrivano dai municipi. L’anno scorso l’assemblea capitolina ha dovuto votare 12 variazioni di bilancio, praticamente una al mese, un record. Quest’anno, è l’ordine del responsabile delle Finanze comunali, salvo casi davvero eccezionali, non si potrà andare oltre cinque scadenze. A leggere il «crono-programma delle variazioni» appena sfornato dall’esecutivo M5S, il primo documento economico del 2019 dovrà essere approvato entro il 15 febbraio, gli altri entro il 31 maggio, entro il 31 luglio, il 30 settembre e l’ultimo, tassativamente, entro il 30 novembre. Insomma le normali manovre di assestamento dei conti che un ente locale come Roma Capitale può mettere in campo durante l’anno.

LA STRETTA
L’obiettivo, si legge nell’atto votato in giunta, «è massimizzare il rapporto tra le risorse disponibili e gli obiettivi attraverso una progressiva diminuzione della quantità di risorse non utilizzate nel corso dell’esercizio finanziario». Sia i tecnici dei dipartimenti centrali che quelli delle ex circoscrizioni sono stati invitati a una «rigorosa comparazione tra le risorse disponibili e l’effettiva capacità di spesa». Per evitare che, come l’anno scorso, rimangano inutilizzati 380 milioni. L’obiettivo, per il 2019, è non superare quota 200 milioni.

I RINVII
Tra gli investimenti slittati nel 2018 c’è il rifacimento della tangenziale est: in particolare, sono passati nel piano investimenti 2019 e 2020 i lavori di messa in sicurezza delle barriere di protezione e di manutenzione straordinaria del fondo stradale lungo l’intero tratto compreso tra la galleria Giovanni XXIII e la nuova circonvallazione interna (ossia il tunnel Nomentana-Tiburtina). Stessa sorte per la manutenzione straordinaria di via Portuense (tre milioni di euro) e di via della Pineta Sacchetti (1,5 milioni). Quindi via Cristoforo Colombo, dove l’amministrazione comunale ha messo da parte 4,7 milioni per far partire nel 2019, grazie al piano sblocca-cantieri, gli interventi sulle corsie centrali. Per non parlare dell’eterna gara per il rifacimento del selciato di piazza Venezia, bandita a dicembre del 2016 e ancora non conclusa. Nulla da fare, l’anno passato, per la sostituzione di scale mobili, tapis roulant e ascensori nelle stazioni metro B, la realizzazione dei parcheggi di scambio presso le stazioni ferroviarie di Villa Bonelli e Muratella, l’ampliamento di quello di Ponte Mammolo. Tra le voci spostate al 2019 ci sono anche diversi lotti del piano di ristrutturazione del Campidoglio, come il restauro delle facciate e dei pavimenti di Palazzo Senatorio e di Palazzo dei Conservatori.