Danske Bank è stata formalmente incriminata per violazione delle leggi antiriciclaggio in relazione alle attività della sua filiale estone. Il procuratore generale della Danimarca ha presentato le accuse preliminari contro il più grande istituto di credito del paese al centro di un grosso scandalo per un presunto riciclaggio di 200 miliardi di euro provenienti principalmente dalla Russia e dall'Azerbaijan. Danske Bank è sotto indagine dal mese di agosto proprio a causa delle transazioni sospette che si sono verificate nella filiale di Tallin dal febbraio 2007 al gennaio 2016.

«Stiamo ancora lavorando intensamente alle indagini», ha dichiarato il procuratore generale Morten Niels Jakobsen. Il pubblico ministero cercherà ora di chiarire se può perseguire con le accuse penali contro Danske Bank o se invece la responsabilità del presunto riciclaggio sia da addebitarsi ai dipendenti della banca. L'istituto ha comunicato nei giorni scorsi di aver denunciato alle autorità 42 dipendenti o ex dipendenti.

Dall'inizio di marzo i titoli di Danske Bankhanno perso metà del loro valore. Gli investitori hanno già scontato una multa di circa 30 miliardi di corone danesi (4,5 miliardi di dollari). A causa dello scandalo, il Parlamento danese ha deciso a settembre di rafforzare le leggi contro il riciclaggio di denaro e di aumentare le sanzioni finanziarie fino al 700%.

«Ci aspettavamo delle accuse prelimiari da parte del Soik (l'ufficio del procuratore di Stato danese che si occupa di gravi crimini economici e internazionali, ndr) in seguito alle conclusioni delle indagini che abbiamo presentato a settembre di quest'anno - ha dichiarato Jesper Nielsen, Ceo ad interim di Danske Bank, -. Ovviamente collaboreremo con il Soik». L'ex Ceo, Thomas Borgen, si era dimesso da amministratore delegato a settembre, poche ore dopo la pubblicazione di un rapporto interno sui flussi di denaro sospetti movimentati attraverso la filiale estone. La banca è sotto inchiesta penale anche negli Stati Uniti.

Secondo la legge danese, i pubblici ministeri possono avviare un'incriminazione preliminare se sospettano che sia stato commesso un reato. L'atto formale consente ai magistrati di proseguire nelle indagini prima di decidere se portare il caso in tribunale.

In un comunicato, l'ufficio del procuratore statale per la criminalità economica e internazionale ha spiegato che le accuse preliminari riguardano solo la banca come entità aziendale e non sono dirette verso persone fisiche. 

Il Soik avanza quattro contestazioni: la direzione della Danske Bank a Copenhagen non ha realizzato un controllo adeguato del rispetto delle linee guida antiriciclaggio da parte della filiale estone e non ha istruito e addestrato i dipendenti sulle regole della legge antiriciclaggio danese; la banca non è riuscita a determinare delle procedure per stabilire se i suoi clienti non residenti o gli aventi diritto economico dei suoi clienti non residenti avessero lo status di persone esposte politicamente; Danske Bank non aveva una conoscenza sufficiente dei clienti registrati nel portafoglio dei non residenti; infine, la banca non ha eseguito regolarmente indagini adeguate sul business e sulle transazioni dei clienti non residenti, tra cui vi sono transazioni elaborate dal sistema informatico di Danske in Danimarca.