Quattro-cinque miliardi di minori spese per quota 100 e reddito di cittadinanza, legate all’avvio di entrambe le misure dal 1° aprile anziché da gennaio. Uno 0,2% del Pil recuperato sul 2,4% fissato come tetto per il 2019, che il premier Giuseppe Conte tenta di proporre al presidente della Commissione Ue, Jean-Paul Juncker, come benzina aggiuntiva da gettare sul fuoco degli investimenti. Che sono la scommessa per convincere l’Europa sulla tenuta delle stime di crescita per l’anno prossimo (1,5%) previste nella manovra e ritenute poco credibili, non solo da Bruxelles.

Le quaranta pagine del dossier italiano sono state limate fino all’ultimo ieri a Palazzo Chigi, prima di essere consegnate da Conte e Tria alla cena a Palazzo Berlaymont con Juncker, il suo vice Dombrovskis e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.

Tre i macrocapitoli del documento: lavoro e sicurezza, interventi strutturali e di semplificazione, investimenti. «Una ricognizione delle riforme che il Governo e la maggioranza hanno fatto e vogliono realizzare», spiegano da Palazzo Chigi. Un’operazione per provare a cambiare d’abito alla manovra, attenuandone la percezione di disegno assistenzialista e accentuando la vocazione allo sviluppo.

Va in questa direzione l’intesa Lega-M5S sul reddito di cittadinanza, che in parte sarà dirottato, sotto forma di sgravio, alle imprese che assumeranno i beneficiari. «Bisogna dare la sensazione di sostegno al mondo produttivo», spiega un esponente leghista del Governo: «Spese soltanto per crescere». E rimodulazioni sostenibili politicamente. Anche ieri i due vicepremier hanno negato dietrofront sui cavalli di battaglia. «Non sono ipotizzabili riduzioni della platea di reddito e quota 100», ha detto Di Maio. «Escludo passi indietro sulla riforma della Fornero», ha chiarito Salvini. Ma su forme e metodi delle misure la partita è aperta.

Il tempo è il primo fattore. Sono stati quantificati tra i 4 e i 5 miliardi totali, da spostare sugli investimenti, i risparmi dovuti alla partenza ritardata di quota 100 e reddito di cittadinanza. Che sarà messa nera su bianco probabilmente nel decreto già in cantiere, anziché in un emendamento alla manovra, come dalla Lega era stato sollecitato. L’intenzione è licenziare il testo subito dopo la legge di bilancio, per permettere il pensionamento da aprile a chi ha maturato dal 1° gennaio 62 anni di età e 38 anni di contributi. La minore spesa 2019, rispetto al fondo da 6,7 miliardi, è stimata in 1,6 miliardi (ma il guadagno è temporaneo e si trasformerà in una maggiore spesa dal 2020 su un budget che l’Inps ha già giudicato sottostimato). A questo risparmio si aggiungerebbe quello dovuto all’avvio, sempre da aprile, del reddito di cittadinanza: 2,25 miliardi almeno, che potrebbero crescere se la riforma dei centri per l’impiego dovesse assorbire meno risorse. 

A rafforzare la credibilità della promessa di non sforare il 2,4% di deficit-Pil c’è la blindatura degli obiettivi di spending, su cui l’Europa ha manifestato scetticismo. Si punta sugli strumenti forniti dalle leggi 196/2009 e 243/2012 che consentono al ministero dell’Economia in via unilaterale di effettuare tagli compensativi se nel corso dell’anno, dai monitoraggi mensili, dovessero emergere scostamenti della spesa effettiva di ogni ministero dagli obiettivi. 

L’altra carta giocata da Conte è stata ricordare che il Governo ha recepito le raccomandazioni di luglio su semplificazioni («Il decreto sarà approvato a inizio dicembre», ha promesso Di Maio), fatturazione elettronica, investimenti. A riprova della volontà di sbloccarli si citano le nuove agenzie in pista (InvestItalia e Strategia Italia). E si tenta di rimpinguare i fondi. Come i 525 milioni , degli 1,1 miliardi derivanti dalla sanatoria delle irregolarità formali. da destinare al piano anti-dissesto. Lo scopo è «trattare a oltranza», ha detto Conte. Per strappare almeno sei mesi. E sventare sanzioni e manovre correttive almeno fino alle europee.