E’ frequente il caso in cui per mera passione, gli associati di associazioni di tipo sportivo o culturale, assumano la carica di componenti del Consiglio Direttivo. Molto spesso non si attribuisce la giusta importanza a questa carica o non si è pienamente consapevoli dei rischi che si corrono

I componenti del Consiglio direttivo di un ente associativo, privo del riconoscimento giuridico e che hanno “agito,” sono responsabili solidalmente per le obbligazioni contratte dall’ente con tutto il loro patrimonio.

Si consideri ad esempio il caso di un accertamento fiscale. Nell’ipotesi in cui il Fisco abbia accertato maggiori imposte, non è obbligato ad escutere preventivamente il patrimonio delle associazioni.

Al contrario l’Agenzia delle entrate può agire direttamente nei confronti dei componenti del Consiglio direttivo dell’associazione medesima rivalendosi sul patrimonio posseduto dai predetti soggetti che hanno effettivamente amministrato l’ente associativo.

Al fine di evitare la responsabilità con il proprio patrimonio personale si può chiedere ed ottenere il riconoscimento delle associazioni. In tal modo l’acquisto della personalità giuridica determina la netta separazione del patrimonio rispetto a quello dei componenti del Consiglio Direttivo.  Conseguentemente delle relative obbligazioni risponde esclusivamente l’ente associativo.

In passato, però, la procedura per l’ottenimento della personalità giuridica si è dimostrata estremamente articolata. In alcuni casi gli associativi hanno dovuto attendere anche diversi mesi per ottenere il predetto riconoscimento.

Il D.Lgs n. 117/2017, avente ad oggetto la “riforma del terzo settore”, ha semplificato notevolmente la procedura per il riconoscimento e l’ottenimento della personalità giuridica. Ulteriori novità sono state apportate dal c.d. “decreto correttivo”.

Il decreto correttivo ha eliminato alcuni dubbi interpretativi che erano sorti sulla base di un’interpretazione letterale dell’art. 22 del “Codice del terzo settore”.  Tale disposizione ha introdotto una nuova procedura per l’ottenimento della personalità giuridica di associazioni e Fondazioni del terzo settore. La nuova procedura è alternativa a quella disciplinata dal D.P.R. n. 361/2000.

Secondo la procedura semplificata introdotta dalla riforma, questi enti possono ottenere la personalità giuridica contestualmente all’iscrizione nel Registro unico nazionale, senza necessariamente effettuare il controllo preventivo delle Regioni e dalla Prefetture.

La verifica dell’esistenza delle condizioni per la costituzione e l’assunzione della qualifica di ente del Terzo settore, viene demandata al notaio.  Il notaio, una volta ricevuto l’atto costitutivo, provvederà entro i 20 giorni successivi ad effettuare il deposito della documentazione presso il Registro unico nazionale ed a richiedere l’iscrizione dell’ente.

Successivamente l’ufficio del Registro dovrà verificare la regolarità formale dei documenti procedendo, di conseguenza, all’iscrizione. Attraverso l’iscrizione l’ente acquisterà automaticamente la personalità giuridica.

E’ stato così risolto un problema estremamente importante. La riforma del Terzo settore ha tra l’altro realizzato un obiettivo atteso da tutti gli operatori. La semplificazione delle procedure. Il raggiungimento di questa finalità è estremamente importante in quanto consente di limitare per tutti componenti del Consiglio direttivo la loro responsabilità patrimoniale.

Nicola Forte

25 settembre 2018