Proseguono gli scontri tra milizie intorno alla capitale, detenuti evadono da un carcere. La settima Brigata annuncia l'imminente assalto. Ieri un ordigno ha sfiorato l'ambasciata italiana

TRIPOLI. Il consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Serraj ha proclamato lo stato di emergenza a Tripoli per gli scontri tra milizie intorno alla capitale. La decisione è stata assunta "per proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili", recita il comunicato ufficiale del governo di unità nazionale. Diversi media locali riferiscono dell'avanzata a sud della 7/a Brigata, con violenti combattimenti lungo la strada verso l'aeroporto che ha provocato anche l'evasione di circa 400 detenuti dopo una rivolta dal carcere di Ain Zara in un sobborgo meridionale di Tripoli.

Almeno 39 persone, inclusi civili, sono rimaste uccise e altre 96 ferite nei giorni scorsi negli scontri che il consiglio presidenziale, nella nota, ha definito "un attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio", il cui obiettivo è "interrompere il processo pacifico di
transizione politica" cancellando "gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese".

 


Il leader della settima Brigata, Abdel Rahim Al Kani, ha annunciato ai media locali l'imminente assalto alla capitale: "Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico", ha dichiarato Khani. La Brigata ieri ha assunto il controllo della zona di al Kurayema e, secondo il portavoce, "i residenti erano costretti a pagare un tributo alla milizia 301". Il prossimo obiettivo sarebbe quello di mettere sotto controllo l'asse di Salah Eddine, dopo i violenti combattimenti di ieri, quando un ordigno è esploso a pochi metri dall'ambasciata italiana.

Medici senza frontiere commenta: "Lo stato d'emergenza è stato annunciato a Tripoli. Medici Senza Frontiere resta altamente preoccupato per i cittadini libici nelle aree residenziali e per i rifugiati e migranti intrappolati, le cui sofferenze sono state aggravate dalle politiche dell'Unione europea. La Libia non è un Paese sicuro".