Google potrebbe essere nuovamente multata dalla Commissione Europea, a circa un anno di distanza dalla precedente sanzione di 2,42 miliardi di euro che l'ha vista colpevole di promuovere il suo servizio di comparazione acquisti dai risultati del suo motore di ricerca, a discapito di siti analoghi.

Questa volta la questione verte attorno alle politiche vincolanti applicate da Google nei confronti degli OEM che desiderano equipaggiare i propri smartphone con il sistema operativo Android e vogliono poter accedere al Play Store, un elemento praticamente fondamentale all'interno di ogni dispositivo dotato dell'OS sviluppato da Mountain View. Ricordiamo che la licenza per l'utilizzo di Android è totalmente gratuita, tuttavia esistono limiti e vincoli ben precisi per installare il pacchetto di applicazioni Google, senza le quali risulta impossibile usufruire di servizi come Google Maps e del Play Store.

La nuova multa preparata dal commissario Margrethe Vestager - secondo alcune fonti a lei vicine - dovrebbe essere anche questa volta sull'ordine dei miliardi di euro e tra le principali accuse rivolte a Google vi sarebbe l'obbligo per gli OEM di offrire il browser Chrome e la Ricerca Google come applicazioni predefinite. Queste due app risultano fondamentali per garantire a BigG un controllo pressoché totale dell'ecosistema che regola l'accesso ad internet sui dispositivi Android e permette a Google di raccogliere un enorme quantitativo di dati con i quali poter foraggiare il suo business principale: la pubblicità.

Un'eventuale sentenza in questa direzione potrebbe rendere molto più libera la scelta dei browser web e delle app di ricerca su Android, dal momento che gli OEM potrebbero proporre le proprie soluzioni e affiancarle a Chrome e alla Ricerca Google, senza però essere costretti verso un'unica soluzione.

La casa di Mountain View - forte dell'enorme market share di Android - si ritrova a ricoprire un ruolo molto simile a quello della Microsoft degli ultimi anni '90 - primi anni 2000, quando una storica sentenza stabilì l'obbligo di scelta del browser web su Windows, dando avvio al declino di Internet Explorer. Ad oggi, l'Unione Europea si sta presentando come il principale ente governativo - su scala mondiale - a mettere in atto una forte politica volta alla tutela del consumatore, attraverso azioni mirate a contrastare i monopoli e ad evitare lo sfruttamento selvaggio dei dati personali dell'utente.